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La Misericordia, bisogno dell’anima in Papa Francesco

Le giornate dell’anima”: questo il titolo della quarta edizione del festival di cultura e spiritualità organizzato dall’arcidiocesi Ancona-Osimo e ideato dal Card.Edoardo Menichelli per tornare a “coltivare l’umano nell’uomo”. Il ciclo di conferenze prevede quattro appuntamenti che vogliono essere un’esperienza non catechetica, ma viva e legata al recupero di un nuovo umanesimo in Gesu’ Cristo, di cui tanto si è parlato durante il quinto convegno ecclesiale nazionale che si è svolto a Firenze durante l’autunno scorso.
Il primo incontro si è tenuto nel pomeriggio di venerdì 5 maggio nella suggestiva Sala San Francesco ad Osimo, dove il Prof.Giancarlo Galeazzi, docente di Filosofia presso il Polo marchigiano della Pontificia Università Lateranense, ha relazionato sul tema “La Misericordia: bisogno dell’anima in Papa Francesco”. Che la Misericordia sia un bisogno dell’anima da un punto di vista religioso sembrerebbe quasi scontato: è un attributo di Dio, è il nome di Dio. Ma è anche un comandamento di Dio per l’uomo, dunque sia a parte dei sia a parte homini la Misericordia è un elemento fondante in tutte le religioni, in particolare in quelle monoteiste e nel cristianesimo. La Misericordia appartiene alla religione non solo da un punto di vista teologico, ma anche da un punto di vista pratico, in riferimento alle opere di Misericordia corporale e spirituale, di cui la Chiesa ne incentiva la pratica, demandando alle organizzazioni laicali l’assolvimento di questo compito.
Se guardiamo alla società attuale, ci rendiamo però conto che il deficit di umanità aumenta e nella società alberga una disumanizzazione etica totale. E allora quella Misericordia di cui la Chiesa si fa interprete, in che misura entra nella società? Se fotografiamo la realtà, ci rendiamo conto con tristezza che oggi la Misericordia, che è una categoria religiosa, sta completamente fuori dai vari ambiti della società ed è relegata solo alla Chiesa. La Misericordia è la grande assente nella società, che si regge in realtà su tanti diritti e su tanti doveri, nati proprio nella modernità. La società moderna si è ispirata a valori che dovrebbero essere sani e solidi e che possono essere riassunti nelle due grandi triadi affermatesi tra il Seicento e l’Ottocento: libertà, uguaglianza, fratellanza; tolleranza, rispetto, solidarietà. Se pensiamo al principio della fratellanza, questo è stato da sempre dimenticato, lasciando soli i principi di libertà e di uguaglianza, che sono stati assolutizzati e ideologizzati in balia dei totalitarismi. Analizzando la seconda triade, la tolleranza è diventata sopportazione o addirittura indifferenza, il rispetto si è ridotto a puro formalismo e il principio della solidarietà è stato travisato in paternalismo. Come mai allora queste due triadi sono crollate? Cosa è mancato? E’ mancata la Misericordia, è mancata l’anima. E’ dunque necessario che la Misericordia non sia solo una categoria sacra e religiosa, ma allo stesso tempo anche una categoria laica e profana. La Misericordia, alla luce delle riflessioni del Prof.Galeazzi, è l’anima che manca ai valori della modernità. Il bisogno di amare e di essere amati, che abbiamo perso nella società attuale, trova concretezza nella Misericordia, categoria che non è estranea agli ambiti umani, ferma restando la sua valenza religiosa. Il teologo gesuita spagnolo Jon Sobrino, nel suo testo “El principio de Misericordia”, parla di una “Chiesa samaritana” in cui la Misericordia non è un principio che si aggiunge ad altri principi per sostituirli o per affiancarli, ma è un orizzonte di senso nel quale i valori della modernità già proclamati e riconosciuti, possano ritrovare il loro significato più vero e profondo. E’ dalla Misericordia che bisogna ripartire per ritrovare compassione, vicinanza e prossimità nei confronti di ogni fratello che incontriamo. La Misericordia non sia solo un principio astratto, ma sia operosa, sia uno spirito all’opera che spinga ognuno di noi non ad essere spettatori più o meno attivi, ma uomini chiamati a condividere. In questo senso l’Enciclica di Papa FrancescoLaudato Si’” sulla cura della casa comune è un testo straordinario: diventa l’imperativo a rispondere e ad “ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”. La “Laudato Si’” con la sua ecologia integrale ci invita ad adottare un nuovo stile di vita che coinvolga ogni ambito della nostra esistenza. Come è possibile nel concreto sviluppare questa idea di una “Misericordia operosa”? Al cristianesimo, o meglio al Vangelo, spetta il compito di attualizzare questa categoria religiosa. Il Cristianesimo, come ha sottolineato il Cardinale Edoardo Menichelli, “è la patria di chi ha scelto di vivere il Vangelo. Ma il Vangelo è per tutti”. Un messaggio universale, dunque, sia per i credenti sia per i non credenti, perché la Misericordia è condivisione. La fratellanza, arricchita di una dimensione misericordiosa, diventa in tal modo viva, vera e incarnata. Alla domanda “Chi è il prossimo?” alla luce di queste riflessioni, la risposta sarà: “Chi si fa prossimo, chi si comporta da prossimo. Chi ha a cuore il misero”. Approssimarsi, farsi prossimo è un “farsi sentire dall’altro”, è una carezza. E la modalità con cui Dio manifesta il suo Amore e la sua Misericordia all’uomo è ben descritta in questa frase di Papa Francesco dove emerge tutta la tenerezza del Padre: “Dio non perdona con un decreto, ma con una carezza”. Portare lo spirito della Misericordia nella quotidianità è un compito che spetta ai laici, sulla base degli insegnamenti di Gesù Cristo, che è stato il più grande laico, in virtù del Mistero dell’Incarnazione ed è il volto della Misericordia del Padre. La laicità vera è dunque nel Vangelo: se nella storia la Misericordia non avesse più cittadinanza, la speranza finirebbe e ci lascerebbe chiusi nella presunzione di essere fratelli, senza avere l’umiltà di riconoscere che siamo figli e dipendiamo dal Padre. Tutti abbiamo bisogno di Misericordia che, nelle parole del Cardinale Menichelli, “è un dono che converte”.

Benedetta Grendene

Il Giubileo dei Giornalisti a Loreto

Nella mattinata di venerdì 22 aprile tutti i giornalisti marchigiani, su invito della Conferenza Episcopale Marchigiana, sono stati chiamati a Loreto per vivere un tempo di Grazia e un momento di riflessione. Particolarmente incisive le testimonianze di Mons.Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno, giornalista, autore e conduttore televisivo della rubrica religiosa “Sulla via di Damasco”, di Don Dino Cecconi, giornalista e membro dello staff di RaiUno per la regia della messa domenicale e del giornalista Saverio Gaeta, vaticanista di “Famiglia Cristiana”. Un’occasione spirituale molto bella che si è svolta nella Sala Paolo VI e si è conclusa con il rito giubilare, la recita dell’Angelus in Santa Casa e la Santa Messa presieduta da Mons.Giovanni D’Ercole. L’incontro è iniziato a partire dal Messaggio del Santo Padre per la 50° Giornata Mondiale delle Comunicazione sociali che si è tenuta il 24 gennaio: “Comunicazione e Misericordia: un incontro fecondo”. Nella nostra professione non dobbiamo essere semplicemente giornalisti cattolici, ma prima di tutto dei cattolici che svolgono il lavoro di giornalisti: ognuno di noi è una persona che vive concretamente la Fede nella propria vita, cogliendo questa sfida che riguarda non solo la nostra professione, ma l’Eternità.

“Per amore del mio popolo non tacerò”: queste parole del profeta Isaia devono essere il nostro motto, la nostra luce, poiché l’esperienza che raccontiamo mentre siamo in onda o scriviamo deve essere quella che noi per primi viviamo. Siamo persone che cercano e raccontano la Verità, la bellezza, la gioia del Vangelo, sperimentando la Misericordia nella comunicazione verso noi stessi in primo luogo e poi verso chi è misero e povero nel cuore. Esprimere Misericordia nella comunicazione significa dare il nostro cuore al misero, avendo sempre presente Dio, che per primo ha incontrato il misero. Comunicazione e Misericordia hanno in comune la Verità, la giustizia, l’Amore e il fatto di ritrovarsi proprio a Loreto, il luogo del “Si” dove il pellegrinaggio e il cammino della nostra vita è iniziato, assume un significato simbolico e autentico, perché ci mette in comunicazione con il divino e con tutta la storia della Chiesa, così come ha sottolineato Mons.Giovanni Tonucci che ha voluto donare il suo personale benvenuto a Loreto a tutti i giornalisti presenti. Seguiamo dunque l’esempio di Maria, la prima “giornalista” che è uscita per annunciare il messaggio della Santa Casa, la buona novella al mondo intero. In questo tempo di post-modernità, secolarizzazione, di “società liquida” dove tutto passa, tutto scorre e tutto muore, nessuno si chiede più attraverso il proprio lavoro le ragioni profonde della propria vita…Allora dobbiamo interrogarci affinchè la comunicazione crei ponti: dobbiamo essere vigilanti nel modo di esprimerci e nel rispetto di chi la pensa diversamente da noi. Nel Salmo 84 è scritto: “Misericordia e Verità s’incontreranno”: noi giornalisti e comunicatori possiamo essere i canali, i fattori, gli strumenti della Misericordia, ma mai esserne i creatori, se non in forza del lavoro di Dio. Il nostro piccolo contributo nel progetto divino sarà allora cercare di trasmettere all’altro quell’amore che abbiamo incontrato, percependo il senso che il nostro cuore attende, senza restare prigionieri del nostro limite, del nostro peccato. Siano per noi un faro sempre acceso le parole di Papa Francesco: “Comunicare significa condividere, e la condivisione richiede l’ascolto, l’accoglienza. Ascoltare è molto più che udire. L’udire riguarda l’ambito dell’informazione; ascoltare, invece, rimanda a quello della comunicazione, e richiede la vicinanza. L’incontro tra la comunicazione e la Misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna e fa festa.” L’invito alla condivisione sia una luce anche tra noi colleghi giornalisti, consapevoli che il nostro lavoro è per un bene più grande, al fine di aiutarci insieme a cogliere il senso più vero di quello che facciamo. Anche gli strumenti di comunicazione e la tecnologia siano usati per intessere relazioni umane non distruttive, poiché il cuore dell’uomo è fatto per la Verità e la Verità è sempre frutto di un incontro: dentro questo orizzonte si sperimenta la Misericordia, che è un abbraccio, una carezza, uno sguardo che ci fa sentire amati.

Benedetta Grendene

Misericordiosi come il Padre: gli esercizi spirituali dell’UNITALSI a Loreto

Misericordiosi come il Padre”: questo il titolo degli esercizi spirituali che, in pieno Anno Giubilare, hanno coinvolto piu’ di trecento volontari dell’UNITALSI, riuniti a Loreto da tutta Italia dal 19 al 21 febbraio, sotto la guida di S.E.Mons.Luigi Marrucci, assistente ecclesiale nazionale UNITALSI e vescovo di Civitavecchia-Tarquinia. Chiamati a volgere lo sguardo verso il volto misericordioso di Gesù, la nostra vita e’ un continuo pellegrinaggio attraverso il quale fare esperienza del Signore realmente e carnalmente presente accanto a noi. Durante la prima meditazione di venerdì 19 febbraio, giorno di apertura del ritiro nazionale nella citta’ mariana, S.E.Mons.Marrucci ha ricordato il significato più vero degli esercizi, da leggersi come un’occasione per guardarsi dentro, chiamati nella casa di Maria. Ogni tanto bisogna fermarsi e avere del tempo da dedicare a noi stessi per nutrire lo spirito e l’anima, unici beni e preziose ricchezze che possono renderci felici. E allora ci si ritira per ascoltare il Signore, per contemplare, per rimanere in estasi e per cambiare così la nostra esistenza, imparando ad amare di più. Piano piano ci spogliamo di noi e ci rivestiamo di Lui, iniziando sempre con una preghiera silenziosa, che altro non e’ che un grido di libertà dalla nostra idolatria e dalla nostra superbia, un atto di umiltà che ci rende consapevoli della nostra dipendenza e della nostra miseria umana, capace di trovare salvezza solo nell’infinita Misericordia divina. In particolare i salmi, con il loro grande valore spirituale e poetico, ci aiutano a pensare Cristo attraverso tutto ciò che ci circonda e il salmo 139 di Davide ci rimanda proprio alla letteratura sapienziale, cantata attraverso il tempo, lo spazio e le persone. Il Signore sa tutto di me, mi scruta e mi conosce, leggendo nel mio cuore, in risposta al male più profondo e dominante di oggi: il non riconoscere che tutto viene da Lui. Dio solo conosce tutto l’uomo, ancor prima che i suoi pensieri siano espressi, poichè Lui ci ha amati e voluti fin dall’eternità. Ognuno di noi è quindi chiamato, pensato, conosciuto e inviato da Dio. Anche Papa Francesco nell’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium ci invita ad essere “discepoli missionari”, testimoniando con la nostra vita l’impegno all’evangelizzazione: “Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù”. Nonostante la fatica del quotidiano, la luce di Cristo riesce così a squarciare le tenebre: basta un cerino, un fiammifero per restare infiammati dal Suo amore, cosicche’ ognuno attingendo da Cristo possa portare luce e irradiare il mondo. E anche uno dei brani più famosi e più belli della letteratura d’ogni tempo, la tragedia greca “Antigone” di Sofocle, inizia proprio con questi versi nel primo stasimo: “Molte meraviglie vi sono al mondo, ma nessuna meraviglia è pari all’uomo”, un uomo ancor più meraviglioso, perché immagine di quel Dio Padre che lo ha creato. Una tragedia eterna e modernissima in cui riecheggiano in parte i temi della Laudato Si’, in particolare il rapporto tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e il mondo, tra l’uomo e se stesso in continua dicotomia tra il bene e il male.

Anche l’UNITALSI nel suo servizio non deve mai legare a sé il destino dell’altro, ma sempre e solo a Gesù Cristo, nella consapevolezza che noi siamo strumenti attraverso cui Lui agisce. Affidiamoci agli insegnamenti di Santa Caterina da Siena, allorquando parla dei tre scaloni con cui Gesù s’innalza sul genere umano per fare da ponte attraverso il Suo corpo: i piedi per accoglierlo, il costato per toccare il suo cuore, e la bocca. Ora tocca a noi, chiamati a portare a tutti la Sua parola: la nostra vita deve essere vissuta in funzione di Lui, per intercessione della Mamma Celeste Maria, la via migliore per arrivare a Cristo Gesù. Maria, Colei che non esiste se non in relazione a Dio, non ci trattiene, ma ci porta con Lei in volo verso Cristo.

Benedetta Grendene