Testimonianze di vita.

Carina Fisicaro: da donna a donna, da cuore a cuore

Sono stata sempre convinta che nulla di ciò che accade nella nostra esistenza capita per caso, soprattutto gli incontri con le persone che ci accompagnano nel nostro viaggio e percorso di vita.
Così quando ho conosciuto Carina, mi sono sentita quasi fortunata e ho provato la sensazione “magica” di sentirmi capita e di vedere rispecchiati nei suoi discorsi e nelle sue parole le mie aspirazioni e il mio modo di essere.
Ho avuto l’onore di conoscere Carina Fisicaro durante un ciclo di quattro incontri presso la libreria “Atelier delle Storie” di Loreto, sul tema: “Il segreto per essere felici adesso”, che lei ha organizzato per sole donne.
Le lezioni e i corsi di Carina sono un’esperienza unica e davvero emozionante da vivere, in primo luogo perché ci si sente veramente “accolti” e “amati”, sensazioni oggi molto difficili da assaporare, in secondo luogo perché si rivelano un’opportunità formidabile per intraprendere un viaggio bellissimo alla ricerca di se stesse.
Carina si presenta in tutta la sua spontaneità e naturalezza: una cascata di capelli biondi che incorniciano un viso dolce e determinato al tempo stesso, dove brillano due occhi azzurro cielo, che a tratti ricordano il mare limpido della sua terra d’origine, l’Argentina.
Carina è un life e business coach per donne e aiuta le donne come lei a ritrovare e riscoprire se stesse e i loro sogni, a partire dal leit motiv costante che caratterizza la sua filosofia: first love yourself.
Prima di amare e di darci agli altri dobbiamo amare noi stesse, seguire il nostro dialogo interiore e il nostro cuore, cominciare a donare ciò che vogliamo ricevere e a vivere in modo diverso: solo in tal modo prima o poi arriverà ciò che desideriamo e sogniamo.
Ciò che colpisce di Carina è l’umiltà con cui svolge la sua mission: prima di una life e business coach, Carina è una donna, una mamma e una “cercatrice di anime”: ogni persona che incontra è speciale, racchiude una scintilla d’infinito ed è un piccolo mondo nuovo da scoprire.
Nella realtà odierna dove regnano il cinismo e l’individualismo, sentire una donna come Carina che si definisce “appagata dai rapporti umani” e da quella “catena di fiducia” che si genera allorquando si diventa protagonisti della propria vita e scintille pulsanti del cambiamento, infonde speranza e soprattutto trasmette una certezza: solo partendo da noi la luce interiore può brillare e “fare la differenza” se crediamo in ciò che siamo.
Dobbiamo cambiare il modo di vedere le cose e il nostro stile di vita, scegliendo i pensieri giusti e positivi nella nostra mente, perché in fondo la vita è talmente meravigliosa e imprevedibile che a volte possiamo scoprire che c’è qualcosa di buono e di bello anche nelle circostanze tristi e negative che accadono.
Tra le tante cose nuove ed interessanti che Carina mi ha trasmesso c’è un “giochino” pratico da mettere in atto ogni mattina e ogni sera. Per ventuno giorni consecutivi, in modo tale da acquisire un’abitudine, poniamoci quotidianamente questa domanda: “Cosa mi rende felice oggi?”. Scriviamo su un foglio questo interrogativo e le nostre personali risposte ci aiuteranno a fare luce nella nostra vita.
Essere felici in realtà è una cosa semplice, è una scelta da operare con coraggio, che ci rende consapevoli di noi e ci spinge ad uscire fuori da quella “zona di comfort” in cui ci illudiamo che si stia bene e al sicuro, liberandoci dalla routine, dai limiti che ci chiudono al mondo e dalla monotonia che a volte ci rende prigionieri.
L’obiettivo poi non è mai essere e sentirsi arrivati, ma tendere continuamente alla meta: solo così ci sentiamo vivi .
La gratitudine è una delle chiavi della felicità e ogni tanto occorre fermarsi a ringraziare per ciò che ci è dato. Nulla è scontato né dovuto nella nostra vita: dal letto per dormire ogni sera, al sorriso di un bambino o di un mendicante che incontriamo per strada.
Accettare, dare, aprirsi agli altri e al mondo che ci circonda, spingersi oltre, avere passione per quello che si fa e per ciò in cui si crede: anche questi sono ingredienti preziosi che ci fanno tendere alla felicità.
Se vi ho incuriosito e avete voglia di sapere qualcosa in più sui corsi, le iniziative e le attività di Carina Fisicaro, vi invito a seguirla!

Sito web: www.carinafisicaro.com
Pagina Facebook: https://it-it.facebook.com/pages/Carina-Fisicaro-First-Love-Yourself/702914979747616
Profilo Linkedin: http://it.linkedin.com/pub/carina-fisicaro/83/639/13

Benedetta Grendene

La giusta scelta

Il pomeriggio di domenica 12 maggio ho avuto il piacere di assistere presso l’Auditorium della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) di Ancona alla prima nazionale dell’ultimo romanzo intitolato “La giusta scelta” dello scrittore e giornalista RAI Giancarlo Trapanese. Non posso non raccontare in questo sito che vede anche l’amico Giancarlo in redazione, le emozioni provate durante la presentazione del suo libro, di fronte ad una calorosissima platea di quasi cinquecento persone. In un’occasione come questa non si poteva certo mancare! Ormai Giancarlo di libri ne ha scritti diversi (questo è il nono), ma domenica dal suo viso traspariva comunque tanta commozione, pur se mitigata dal supporto dei due relatori e del moderatore Vittorio Carloni che sedevano al suo fianco. A completare e rendere ancora più bello il pomeriggio, le esibizioni al violino di Marco Santini e delle artiste Grazia Barboni e Giovanni Seneca alla chitarra. E poi un omaggio ai colori con l’originale performance itinerante del pittore fanese Mei, che ha realizzato in diretta un meraviglioso quadro donato per volontà di Trapanese alle Patronesse dell’Ospedale Salesi di Ancona.

Prima di essere uno scrittore Giancarlo è un Uomo, una persona davvero straordinaria che non si esime mai dal desiderio profondo di esprimere sentimenti e pensieri in tutte le sue opere letterarie.
“La giusta scelta” tratta temi importanti per ognuno di noi: l’onestà, il rapporto padre-figlio, il riconoscimento del merito. Protagonista è un bancario sfortunato di nome Sauro Rocchi, la cui vita ruota attorno a tante disavventure reali, molte delle quali sono state raccolte direttamente dall’autore attraverso il social network facebook, in seguito ad un appello da lui stesso lanciato. “Aiutatemi con le vostre testimonianze a scrivere il mio nuovo libro!”. Giancarlo ci insegna che nell’era della multimedialità anche la stesura di un romanzo può essere interattiva! Così come interattiva è stata la presentazione di domenica, quando ad un certo punto l’autore si è collegato in diretta skype con Ercole Musso e Loredana Branca (anche loro conosciuti su facebook), gestori del ristorante “La Dolce Vita”, nelle Isole Cayman. La trama del romanzo infatti ad un tratto si trasferisce magicamente in questa terra lontana, paradiso del lusso, della ricchezza e delle belle donne. Il romanzo di Trapanese a quanto pare si presta ad essere davvero “multitasking” tanto che qualcuno ha già pensato di farne addirittura una trasposizione cinematografica o teatrale. Durante la prima nazionale infatti è stato proiettato un divertentissimo (e attualissimo) cortometraggio diretto dal regista Piantadosi, come promo di un futuro possibile film.
I due relatori presenti, Francesco Scarabicchi e Antonio Luccarini, hanno raccontato il romanzo il cui leit motiv è il destino segnato da sconfitte e delusioni. Non si tratta però di un destino avverso che ha l’ultima parola su tutto, bensì di un destino aperto. La stessa parola destino deriva dal greco “femì”, ossia “ciò che è detto e non è stato ancora realizzato”. Il protagonista Sauro Rocchi sembra un perdente, ma in realtà si scoprirà un talento come hacker dei computer e questo gli permetterà di cambiare e dare una svolta al suo orizzonte.
Trapanese, con “La giusta scelta” ci regala un romanzo nuovo, dove esplode la struttura filmica e la fiction in atto, con una scrittura nuova, non più cupamente tragica o impegnata, ma libera, semplice e immediata, senza tanti orpelli. Un libro divertente e teneramente dedicato alla sua famiglia “per restituirle qualcuno dei tanti sorrisi che mi ha donato”, scrive Giancarlo.
Ed ora… non ci resta che leggerlo!

Benedetta Grendene

I dieci comandamenti … in positivo

Nella mia esperienza ho avuto modo di vivere la religione in modi completamente differenti.
Da piccolissima ho subito il fascino e la paura dei comandamenti tramandato dalla mia famiglia, che
a sua volta aveva ereditato da genitori e nonni. Ho così seguito le regole considerando verità assoluta ogni cosa che mi veniva insegnata.
Nei dieci anni di collegio ho sperimentato la cattiva interpretazione dei dieci comandamenti. Mi sono state imposte le regole e non ho visto coerenza da parte di chi me le imponeva, tanto da rifiutare ogni cosa che riguardasse la religione per tanti anni.
Poi ho conosciuto Don Armando che mi ha insegnato a leggere i comandamenti, ad interpretarli e mi ha fatto scoprire il lato bello, positivo e meraviglioso di queste regole che non sono altro che i suggerimenti fondamentali per vivere bene ovunque e dovunque.
Ho avuto la fortuna di trovare questa traduzione in positivo che rende perfettamente il significato vero.
Ecco i dieci comandamenti letti al positivo:

I 10 COMANDAMENTI

1 Non avrai altro Dio al di fuori di me.
Io metto Dio al primo posto nella mia vita

2 Non nominare il nome di Dio invano
Io pronuncerò sempre il nome di Dio con amore e rispetto

3 Ricordati di santificare le feste
Io ogni domenica passo del tempo con Dio e faccio festa con Lui

4 Onora il padre e la madre
Io amo, ascolto e ubbidisco ai miei genitori e a quelli che hanno cura di me

5 non uccidere
io rispetterò sempre ogni creatura vivente

6 non commettere atti impuri
io rispetterò sempre il mio corpo e quello degli altri

7 non rubare
io non prenderò nulla di ciò che non è mio e sarò gentile con le cose degli altri

8 non dire falsa testimonianza
io voglio che gli altri possano sempre fidarsi di me

9 non desiderare la donna d’altri
io sarò leale con coloro che mi amano

10 non desiderare la roba d’altri
io aiuterò le persone ad avere ciò di cui hanno bisogno

Spero che questa ri-lettura, o meglio chiara lettura sia di aiuto a tanti, come lo è stata per me.
Maria Lampa

Auguri per un Sereno Natale ed un brillante 2013

BUON NATALE 2012
FELICE ANNO 2013

A
U
G
U
R
Questo l’augurio che faccio a tutti i lettori, frutto di una mia riflessione personale.
Ama!
Ama! Ama!
Ama e abbi cura di te,
della tua casa-corpo, perché gli organi in essa contenuti
possano funzionare ottimamente e i pensieri, sogni, emozioni, progetti, idee,
sentimenti possano sempre trovare armoniosità, luminosità e aria pura e cristallina
e si sentano protetti, avvolti con amorevolezza, rispetto e considerazione per la loro preziosità.

Prenditi cura della tua casa-abitativa che ospita la tua vita, l’espressione
affettiva con i tuoi familiari, i parenti, dove trovano spazio piacevole gli
gli amici con cui potrai condividere cene, serate in allegria e momenti di
lavoro, confronto e progettualità pratica. Rispetta la casa-condominiale
che fa da cornice alla tua abitazione, crea buoni rapporti di convivenza
con tutti nell’accettazione delle differenti idee e abitudini. Anche la
casa-quartiere ti appartiene e merita la tua attenzione, collaborazione,
senso civico nel mantenerla bella, più pulita, accogliente e ben ordinata.
Renditi conto che sei parte fondamentale e importante della tua casa-città
che sarebbe diversa senza la tua presenza, il tuo nucleo familiare e i tuoi
amici di quartiere, la tua attività, le idee, l’ impegno sociale e la presenza.
Ama la tua casa-regione e sii orgoglioso di farne parte e difendila, amala
senza titubanza per la sua varietà e ricchezza, come parte della più grande
casa-nazione che ti inorgoglisce, ti rende patriottico, solidale, unico e
riconoscibile all’estero. Tu sei una microscopica porzione della grande,
casa-mondo che altro non è, se non una piccolissima parte dell’immensa
e inesplorata casa-universo! Ti auguro di tutto cuore di produrre dentro di
te quotidianamente una scintilla di positività tanto intensa da poter essere
riversata nella tua casa per propagarsi poi nel condominio, quartiere, città,
regione, nazione, fino a rendersi visibile e scintillante nell’universo intero!

Auguri perché questa tua scintilla di vita e di amore, sia brillante e luminosa ogni giorno, possa essere di esempio e riesca a contagiare più persone possibili per tutti i 365 giorni del 2013!!!

Mariolina

“Ad usum fabricae. L’infinito plasma l’opera: la costruzione del Duomo di Milano.”

“La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”: questo il commovente titolo scelto quest’anno per la 33° edizione del Meeting che si è tenuto a Rimini dal 19 al 25 agosto.

Un appuntamento che a partire dagli anni trascorsi all’Università Bocconi di Milano, è divenuto per me imperdibile: un punto saldo e fermo che dà un senso alla continua precarietà del mio vivere e al mio peregrinare alla ricerca della felicità.

Felicità cui anelo in ogni istante, in tutte le cose che quotidianamente compio e che travolgono ogni ambito della mia vita: famiglia, affetti, amici, lavoro …

Dunque anche quest’anno, con il mio consueto fardello di domande e di attese, ho fatto la scelta giusta: un’intera giornata, quella di giovedì 23 agosto, dedicata alla kermesse culturale e soprattutto umana che ogni volta mi riempie il cuore di gioia.

Consultando on line il ricco programma dell’edizione 2012 (www.meetingrimini.org), tra mostre, incontri, e convegni, un appuntamento aveva colpito la mia attenzione… e in particolare un nome: Martina Saltamacchia.

Martina: faro sempre acceso e amica fedele conosciuta in Bocconi, compagna di corso, compagna di studi e compagna di vita…

Una ragazza semplicemente straordinaria, attualmente Assistant Professor of Medieval History all’Università del Nebraska (Omaha) e curatrice della mostra più bella tenutasi a mio avviso quest’anno al Meeting: “Ad usum fabricae. L’infinito plasma l’opera: la costruzione del Duomo di Milano.”

La Marty, così l’ho sempre chiamata sin dai tempi dell’Università, si è infatti laureata con lode nel 2005 nel mio stesso corso di Laurea in “Economia per le arti, la Cultura e la Comunicazione” (CLEACC), con una tesi incentrata su Marco Carelli, un commerciante molto ricco milanese che nel 1390 ha deciso di donare quasi tutto il suo immenso patrimonio per iniziare la costruzione della nuova grande cattedrale di Milano. La sua tesi di laurea è divenuta una pubblicazione dal titolo: “Milano: un Popolo e il suo Duomo” (Marietti: Genova, 2007), successivamente integrata con nuovo materiale di studio in “Costruire Cattedrali” (Marietti: Genova, 2011).

E così l’argomento della sua sudata tesi, conquistata con encomiabile impegno, è divenuta argomento di una mostra stupenda allestita all’interno della Fiera di Rimini.

Non potevo mancare, non potevo assolutamente lasciarmi sfuggire l’occasione di rivedere e di riabbracciare Martina, come ogni anno accade al Meeting.

Grande è stata infatti l’emozione quando i miei occhi hanno incontrato il suo viso rasserenante e i suoi intensi occhi color nocciola. Ho avuto l’onore di assistere ad una visita guidata, dove Marty ha illustrato le varie tappe della mostra, a partire da quella storica data: 1386, anno di inizio dei lavori per la costruzione del portentoso Duomo di Milano, che svetta verso il cielo con i suoi pinnacoli in stile gotico.

La cattedrale è realizzata in marmo rosa di Candoglia, proveniente dalle cave di marmo site nella bassa Val d’Ossola, nei pressi del Lago Maggiore.

I grossi blocchi di marmo erano contraddistinti dal marchio “AUF” (Ad Usum Fabricae), per indicare la loro destinazione d’uso e quindi esenti da dazi.

Ciò che subito colpisce della cattedrale sono le quasi 3.500 figure di Santi, collocati nelle guglie, che con le loro testimonianze quotidianamente ci accompagnano, suggerendo di volgere il nostro sguardo terreno verso l’alto, verso l’infinito, verso Gesù.

Il messaggio più forte che il Duomo ci comunica è “Ad Iesum per Mariam”: è solo attraverso la Madonna e i Santi che si arriva a Gesù.

La cattedrale è composta da ben cinquantadue pilastri che ricordano le settimane dell’anno, perché la luce di Cristo permea ogni nostro giorno e tutta la nostra quotidianità.

Gli studi e le ricerche, come quelle effettuate meticolosamente da Martina, testimoniano che il Duomo fu costruito con le offerte della gente comune e del popolo, così come è attestato e riportato nei cosiddetti “Liberi dati et recepti”, ossia il libro dove venivano registrate le varie offerte del flusso di popolo. Non solo nobili o signori dell’epoca, ma anche gente semplice, come mercanti, soldati e addirittura prostitute .

Furono le piccole offerte, donate dalla popolazione meno abbiente, la parte più cospicua delle entrate per l’edificazione della cattedrale milanese.

“Senza differenza di classe, tutti accorrevano – annotano gli Annali della Fabbrica del Duomo – a portare il proprio obolo per la grande impresa, con le materiali offerte di denaro e robe”.

I registri delle oblazioni confermano con straordinaria vivacità le offerte degli innumerevoli uomini e donne per la costruzione della nuova cattedrale.

Il Duomo fu dunque costruito con spettacolare devozione dal popolo, ma a sua volta costruì il popolo, divenendo simbolo di Fede e anelito verso un infinito che plasma.

 

Benedetta Grendene

 

Paolo Alderighi: un’emozione inaspettata

Le emozioni che la musica riesce a trasmettere sono davvero difficili da tradurre in parole: troppo impercettibili e troppo profonde, troppo forti e indescrivibili.

Qualsiasi genere musicale è in grado di far palpitare il cuore, creando un sussulto e una vibrazione nell’anima. E’ quello che mi è successo durante la serata inaugurale del Jazz Summer Festival, kermesse che si tiene nella splendida e magica cornice della Corte della Mole Vanvitelliana di Ancona.

Mi era capitato di leggere il programma con una carrellata di appuntamenti dal 4 all’11 luglio e, sfogliando la brochure, un nome e una foto colpiscono il mio sguardo attento e incuriosito: Paolo Alderighi.

Ebbene sì, è proprio lui, Paolino per gli amici, il mio caro compagno d’Università, che a soli trent’anni è già un artista affermato, il cui nome si sta sempre più imponendo a livello internazionale.

Sono passati ormai quasi otto anni da quando frequentavamo il Cleacc, prestigioso quanto selettivo corso di laurea in “Economia per le Arti, la Cultura e la Comunicazione” all’Università Bocconi di Milano.

Quanti bei ricordi… E Paolino ai tempi era già un talento… Diplomato in Pianoforte presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano nel 2000 e laureato con lode alla Bocconi nel 2005 con una tesi sul mercato discografico della musica jazz in Italia, è sempre stato un enfant prodige!

Mi decido su due piedi: il 4 luglio alle ore 21.30 sarò in prima fila, ad ascoltarlo suonare, mentre duetta al pianoforte con uno dei massimi esponenti mondiali del jazz tradizionale: Rossano Sportiello.

Confesso che per una come me, amante della musica, ma totalmente ignorante in ambito jazz, sarà un vero onore assistere al concerto e mi riprometto di lasciarmi trasportare dalle note e da quel momento di “intimità colloquiale” che andrò a vivere…

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E mi ritrovo qui oggi a ripensare a ieri sera… Alla gioia immensa che ho provato nel trovarmi di fronte ad artisti straordinari, innamorati del jazz vero e senza compromessi… Dita che volano veloci sul piano, come libellule libere e leggiadre, come farfalle colorate che sprigionano emozioni.

Il jazz è un genere particolare, forse un po’ di nicchia, nato nei primi anni del XX secolo nelle comunità afroamericane del sud degli Stati Uniti; altamente raffinato, segue una linea di fondo: l’improvvisazione.

E ciò che mi stupisce è che gli artisti non hanno nulla di programmato, nessuna scaletta, suonano con estrema spontaneità e senza spartito sotto gli occhi… (cosa che per me sarebbe fondamentale!!!)

Sul palco della Mole anche Nicky Parrott, bravissima contrabbassista, jazz vocalist and string bass player australiana che mi colpisce e affascina enormemente.

Ma la gioia più grande è stata rivedere Paolino, cui sono andata incontro appena è sceso dal palco, gridando a gran voce: “Ehi artista!” E lui: “Ehi, amica!!”.

Immancabile un’ora di lunga chiacchierata, ricordando i vecchi tempi, i vecchi compagni bocconiani e parlando di progetti futuri.

Scopro con orgoglio che oggi Paolo, oltre a suonare in tutto il mondo con i migliori musicisti di genere, insegna storia dello spettacolo proprio nel corso Cleacc che abbiamo frequentato, trasmettendo ai giovani studenti la stessa passione che lui mette quando suona. Lui che ha sempre creduto nel valore dell’educazione musicale persegue questa missione tanto sul palco che in cattedra alla Bocconi, ma sempre con l’umiltà e la grandezza d’animo che lo contraddistingue.

 

Benedetta Grendene

 

 

Avventura senza Tempo

Il mio sogno, quello che è stato di sempre, ora è qui, sempre più forte e sempre più reale. Alle spalle ho il mio grande camino, ben infuocato e scoppiettante delle pigne che raccolgo nel mio bosco appena adiacente la mia casa. Alla sinistra la mia amata finestra, un occhio della casa che guarda verso una fantastica, selvaggia vallata. Nelle giornate terse la visione è paradisiaca: si riesce a spaziare con la vista sino alle montagne, ora completamente innevate. Sopra il mio tavolo… c’è un gran casino: del pane spezzettato, una mezza forma di formaggio scavato, una pentolaccia di terracotta fino a poco fa piena di minestra di ceci, uno spezzone di salame addentato, spezie varie, il mio fido coltellaccio da montagna, dei fogli di carta per appunti oramai con più appunti che carta, una matita ridotta ai minimi termini. Ed il mio portatile, un lucido ed inviolabile super potenziato Macintosh. Vissuto e moderno, rustico e tecnologico. Binomi che mi piacciono, mi eccitano. Mi alzo un momento, per sgranchirmi le gambe e la schiena. Sono ore che sto seduto davanti al mio tavolo, davanti al mio computer, guardando di tanto in tanto fuori dalla mia finestra i miei alberi, il mio vento, il passare del mio tempo, quello meteorologico e.. quello che di giorno in giorno inesorabilmente è sempre più ridotto. Questo non mi ha mai spaventato, considerato che è una vita che lotto a braccio di ferro con la Vecchia Signora. Casomai mi fa incazzare!
Qui tutto  è “mio”, materiale ed immateriale, una sensazione che nella vita di città non è possibile saggiare.
Prima di trovare questo mio paradiso, neanche nel sogno più fantasioso avrei immaginato che ciò che ora sto vivendo potesse somigliare ad una realtà. Madre natura ci ha creato liberi ed in sintonia con essa. Noi uomini “civili” abbiamo invece sovvertito questa condizione, allontanandoci fin quasi a temere la natura. Sì, anche tu! Tu che stai leggendo questo blog, hai mai pensato di  alzarti dal letto in piena notte ed uscire dalla tua casa di città ed addentrarti nel primo boschetto rintracciabile? Ammesso e non concesso che in una tua notte insonne un vago desiderio simile ti sia balenato per la mente, so benissimo, da ex cittadino, quali e quanti problemi ti porterebbero a rinunciare a questa folle avventura. Primo problema sono coloro che potrebbero vivere con te. Un genitore, una moglie o marito, un figlio (no, tralasciamo le più elastiche, giovani menti) che ti vedono vestire e si vedono salutare con un: “Dormi, dormi. Torno fra un po’! Faccio un giro nel parco. Sai, il tempo di rilassarmi!”. Ti prendono per matto. Secondo problema – fregandotene del primo – sarà quello di prendere necessariamente l’auto per arrivare ad un boschetto o parco che si rispetti. Ma dove avrai lasciato ieri sera la tua luccicante berlina? Cazzo: nel garage! Sono, diciamo, le tre e mezzo. Tutti i condòmini, è una certezza, dormono, a parte qualche insonne come te che… al bosco proprio non ci pensa minimamente. Va bene. Ammettiamo che decidi di rischiare l’indomani linciaggio condominale. Scendi nel garage, alzi quella maledetta cigolante serranda, metti in moto producendo echi di rombo bestiali per tutti i sei piani del palazzo, innesti la marcia e vai. Sei fuori, grondante di sudore, ma sei fuori, ad un passo dalla tua agognata passeggiata notturna. Problema terzo, il più importante, è quello di trovare quelle condizioni ideali per vivere una esperienza notturna a contatto con la natura. Il parco vicino casa? Neanche a pensarci. Girano più beoni e tossici che non viaggiatori alla stazione di Milano. Il bosco più vicino è quello di, insomma quello lì. Decidi per questo. Ti è sempre piaciuto quel posto, sin da bambino in cui ci andavi con la tua famiglia tutti i ferragosto e trascorrevi la giornata giocando con altri bambini a nascondino o al classico guardia e ladri. E’ un posto familiare, rilassante, rassicurante. Diciamo che  raggiungi il confine del boschetto dopo una mezz’ora. Scendi dall’auto. Ti guardi attorno. Quel silenzio non lo ricordavi. Un silenzio inquietante! Quell’oscurità non la ricordavi. Un’oscurità opprimente! Quella solitudine non la ricordavi. Una solitudine deprimente! Il solo pensiero di sforare il confine tra la strada statale ed il bosco ti terrorizza. Solo il pensiero di avvicinarti a quel luogo così ostile e diverso dal tuo habitat ti provoca brividi di paura.
Risali in auto e te ne ritorni a casa, convinto che i tuoi familiari avevano ragione.
Sciocco, cieco, sordo, pavido umano. Anche io ero come te. Poi! Qui, da dove ora sto scrivendo, immerso tra le meravigliose colline di questa fantastica regione, ho iniziato a conoscere il senso della nostra esistenza, sentire quello che non siamo più abituati a sentire, vedere l’invisibile, comprendere i semplici meccanismi della vita, accettare l’inaccettabile e l’incomprensibile di tutte le cose che ci circondano e che viviamo. Anche la nostra più ancestrale paura.
Guarda caso, sono tornato, da poco, da un’escursione notturna, che mi sono goduto insieme al mio dolce Billo, un meraviglioso bastardino. Non più di due ore fa ero a letto. Non per insonnia da brutti pensieri ma proprio per desiderio di farlo, mi sono alzato, vestito alla bella e meglio con jeans, magliaccia, giaccone e scarponi, ho fatto un fischio al “bastardo dentro e fuori” e sono uscito da quell’uscio, che mai chiudo a chiave, per ritrovarmi a solo poche decine di metri da quel bosco che lambisce questa vecchia, vissuta, viva casa colonica.
Le prime volte che mi accadeva di passeggiare nella notte, non ero così attento da accorgermi di quanto oggi, invece, sono in grado di vedere e sentire. Oggi sento che il silenzio della notte non è proprio silenzio: è un fracasso di richiami di uccelli, di zampette che scavano, di ali che strusciano, di foglie che sventolano, di rami che sbattono, di vento che fischia. Ma quale silenzio! Oggi vedo che l’oscurità della notte non è proprio oscurità: è una esplosione di brillanti, quando il cielo è stellato, è un bagno di bianco, quando c’è la Luna, è un vorticare di fiamme, quando volano le lucciole. Ma quale oscurità! Oggi avverto che la solitudine della notte non è proprio solitudine: è un continuo fruscio di esseri viventi che corrono, che si arrampicano, che scappano, che lavorano, che cacciano. Ma quale solitudine!
Tutte questo ognuno di noi dovrebbe provarle per riuscire a dare quel minimo di significato della vita che tutti cercano.
Mi sento fortunato. Fortunato di avere avuto in dono dalla vita il coraggio di cambiare una pagina della mia storia che non mi si addiceva ma che per tanto, troppo tempo ho vissuto. Mi sento fortunato nell’avere conquistato oggi una buona malleabilità nel vivere, nell’accettare l’imponderabile, nel comprendere il comprensibile fregandomene di cercare di comprendere l’incomprensibile.