Ognuno al suo lavoro. Domande al mondo che cambia

Le riflessioni sul mondo del lavoro sono state uno dei temi centrali approfonditi durante la 38° edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli proposto da Comunione e Liberazione a Rimini dal 20 al 26 agosto. Il fil rouge di tutti gli eventi organizzati quest’anno è stata la simbolica frase “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo” tratta dal “Faust”, uno dei poemi più noti di J.W.Goethe in cui si parla di illusioni, di sogni, di aspettative. E una delle mostre maggiormente sentite al Meeting che ha dato voce ai sogni e ai desideri di tanti giovani alla ricerca del loro posto nel mondo, è stata proprio quella curata da Giorgio Vittadini, Marco Saporiti e da un gruppo di una trentina di giovani lavoratori tra i 25 e i 30 anni che si sono messi in gioco interrogandosi sul loro futuro. E’ nata così “Ognuno al suo lavoro. Domande al mondo che cambia”, esposizione che anche dopo la manifestazione riminese continuerà online attraverso un apposito sito dedicato: www.ognunoalsuolavoro.com. In particolare per i giovani, nel nostro Paese il futuro non è roseo con un tasso di disoccupazione che resta stabile all’11,9%. Un dato significativo riguarda la mobilità: tra il 2013 e il 2014 solo l’80% dei contratti stipulati è rimasto in essere, mentre il 20% è stato rescisso, di cui il 9% sono stati i lavoratori licenziati, il resto ha scelto di cambiare lavoro liberamente. Il lavoro dunque non si identifica più con un “posto fisso” ma si delinea come un percorso per crescere e cambiare. Il punto di partenza per l’allestimento della mostra è stata la consapevolezza che il mondo del lavoro negli ultimi decenni ha subìto fortissimi cambiamenti, sono cambiate le modalità e si sono inevitabilmente innescate nuove sfide, ma non sono cambiate le domande e i desideri. L’uomo è da sempre protagonista del lavoro, ambito principale attraverso cui ciascuno di noi si rapporta alla totalità del reale. E proprio gli stessi interrogativi di carattere esperienziale che i giovani curatori della mostra si sono posti sono stati condivisi con altri intervistati eterogenei per formazione, storie e percorsi professionali: manager e imprenditori come Marina Salomon fondatrice di Altana e presidente di Doxa Spa, Davide Dattoli, fondatore di Talent Garden e Sandro Veronesi, presidente del Gruppo Calzedonia Spa, ma anche medici, operai o donne delle pulizie. Le domande sono state suddivise in sette aree tematiche (Scelta del percorso; Fallimento; Un “io” al lavoro; Lavoro e vita privata; Formazione; Innovazione; Crescita professionale) con l’obiettivo di aiutare il singolo visitatore a trovare la sua strada, la sua strategia senza mai perdere quel senso di positività e di disponibilità a ricalcolare il percorso intrapreso, soprattutto dopo fallimenti drammatici, certi che a fallire è un progetto, ma mai la persona e la sua unicità. Il cammino spesso impervio nel mondo del lavoro è fatto di passi che costruiscono l’“io” anche grazie a punti di riferimento certi, di maestri capaci di accompagnarci, aiutandoci a far emergere tutto il desiderio di vivere la propria missione anche attraverso il lavoro. La mostra si pone dunque come un invito chiaro a lavorare per il mondo, a lavorare con coscienza, serietà e responsabilità consapevoli che così facendo daremo il nostro piccolo contributo per il bene di tutti. La prima solidarietà verso chi è meno fortunato e resta indietro è fare quello a cui siamo chiamati accogliendo così le parole pronunciate da Papa Francesco all’Ilva di Genova il 27 maggio scorso: “Lavorando noi diventiamo più persona, la nostra umanità fiorisce, i giovani diventano adulti soltanto lavorando. […] Il lavoro umano come partecipazione alla creazione che continua ogni giorno, anche grazie alle mani, alla mente e al cuore dei lavoratori. Sulla terra ci sono poche gioie più grandi di quelle che sperimentano lavorando, come ci sono pochi dolori più grandi dei dolori del lavoro, quando il lavoro sfrutta, schiaccia, umilia, uccide.

Benedetta Grendene

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