Incontriamoci tra le righe: Sognare si può!

Occorre imparare a “sognare in grande” e valorizzare ogni piccola cosa,
perché il Sogno può nascere piccolo come una ghianda e diventare grande come una quercia

Sognare si può: questo il tema scelto per l’ottava edizione della kermesse culturale “Incontriamoci tra le righe” che si è svolta domenica 16 ottobre presso la sala meeting del Klass Hotel di Castelfidardo. Ad aprire la mattinata dedicata alla riflessione dei relatori presenti, è stata la scrittrice Maria Lampa, anima e ideatrice di un evento che è divenuto ormai un appuntamento imperdibile per autori, scrittori, amanti della parola scritta e di ogni forma di arte. Maria ha pensato di riproporre con questa iniziativa la stessa esperienza straordinaria di incontro, entusiasmo, passione e condivisione che tanto l’aveva colpita partecipando per la prima volta tanti anni fa al Salone del Libro di Torino. Il mondo è nelle mani di chi sa sognare ed ha il coraggio di realizzare i propri sogni: il sogno, atto primordiale di vita di ogni innovazione a beneficio dell’umanità, nasce in silenzio quasi senza far rumore, come il delicato batter d’ali di una farfalla. E’ possibile costruire insieme una cultura dell’incontro che abbia il sapore di bene e di vita, grazie a quell’olio d’amore che deve permeare le relazioni sociali tra tutti gli esseri viventi. La mattinata è iniziata sulle note del violino magistralmente suonato da Marco Santini, artista di fama mondiale che attraverso il linguaggio universale della musica ha fatto sognare e vibrare le corde dell’anima dei presenti in sala. “Da queste profonde ferite usciranno farfalle libere”: citando i versi che la poetessa Alda Merini nel 1993 dedicò alle donne vittime di violenza, ha preso la parola il dott.Achille Ginnetti, medico di medicina generale che ha ricordato l’importanza del sogno nella vita di tutti noi. “I have a dream” gridava nel 1963 Martin Luther King, sperando un giorno di costruire una società non violenta: oggi il suo sogno è sepolto sotto una miriade di bombe di egoismo, più forti di quelle al napalm, ma non possiamo smettere di desiderare la pace. E’ possibile sognare anche in medicina, a partire dalla concezione che ogni persona è un unicum fisico, psichico, morale. L’oncologo Umberto Veronesi nel suo libro “Dell’amore e del dolore delle donne” narra storie che parlano di vita, amore e libertà, raccontando il suo sogno di medico ricercatore, ovvero far sì che le donne potessero essere salvate dalla malattia senza subire mutilazioni inutili, come la mastectomia. Andare avanti senza paure ma con fiducia e speranza: è questo il sogno raccontato da un altro medico, il dott.Franco Mandelli, nel suo libro appassionante e commovente “Ho sognato un mondo senza cancro”. Non solo assenza di malattia, ma raggiungimento di uno stato psico-fisico sereno, persino di una gioia anche nella malattia, affinchè il paziente abbia la percezione di sentirsi ancora importante in una trama di relazioni e in un mondo di persone che soffrono e gioiscono con lui. A questi modelli dobbiamo guardare: ne è convinto Giancarlo Trapanese giornalista di RAI 3, presenza costante e affezionata in tutte le otto edizioni di “Incontriamoci tra le righe”, che anche quest’anno ha donato ai presenti la sua testimonianza. Quando si parla di sogno, oggi automaticamente per una questione di processo mentale ormai consolidato nella nostra società, associamo anche altre due parole: “successo” e “soldo”. Ma il sogno vero e autentico è il sogno di chi vive spendendo la vita per gli altri, desiderando una società migliore e più giusta. Occorre dunque seguire l’esempio di tutte quelle persone che nel silenzio della quotidianità possono essere “scintille di luce” che ci sappiano insegnare e testimoniare come sia possibile amare per primi e gratuitamente. Lucia Tancredi, scrittrice e insegnante, prendendo la parola durante il suo intervento, ha esordito dicendo: “gli oggetti che mi fanno più sognare sono i libri, tanto che nel 2009 ho fondato EV casa editrice, insieme ad altre quattro donne che condividevano con me lo stesso sogno”. E la sua riflessione in merito al tema del sogno si è articolata proprio a partire da alcuni libri. Luisa Muraro nel suo romanzo “Il dio delle donne” evoca spesso la figura dei passage, una sorta di “gallerie” in ferro e in vetro, che verso la fine del Settecento consentivano ai parigini che amavano passeggiare per la città di fessurare i muri, di aprire passaggi che permettessero di entrare straordinariamente in contatto con gli altri, creando luoghi di incontro e di esperienze. Umberto Galimberti nel suo libro “L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani” sottolinea come a volte il problema sia l’eccesso di sogno: il nichilismo può essere generato da ciò che sarebbe il suo contrario tanto che un sogno talmente grande, bello e vorace rischia di non divenire mai realtà.. Sognare troppo può essere paradossalmente pericoloso, a tal punto che Maria Zambrano arriva ad affermare che tutti i grandi dittatori promettono sogni che spesso si traducono in incubi. Simone Weil, ebrea coraggiosa e rivoluzionaria, nella sua “Attesa di Dio” durante l’incubo delle persecuzioni razziali afferma che bisogna incarnare il proprio sogno con gioia. La gioia è contagiosa per una sorta di travaso spirituale che moltiplica la sua energia e il sognatore deve essere perfettamente incarnato nella realtà. Per incarnare un sogno con passione serve lungimiranza, attenzione e soprattutto “una selvaggia pazienza” come scriveva la poetessa Adrienne Rich. “Il mio sogno è sempre stato legato alla parola. Le persone che incontro mi donano un frammento della loro vita che io a mia volta regalo ad altri e diventa un sogno che passa di mano in mano..”: molto toccante la testimonianza della giornalista italo-siriana Asmae Dachan che ha parlato del sogno a partire dal suo lavoro appassionato, ma pieno di responsabilità. “Voi scrivete la prima bozza della storia”: con parole ricche di umanità che nascono dal cuore, Papa Francesco il 22 settembre scorso ha accolto in udienza privata un gruppo di giornalisti di cui la stessa Asmae ha avuto la gioia e l’emozione di far parte. A chiudere il convegno ancora una volta le note di Marco Santini che dopo aver interpretato la struggente melodia “Il Cristo delle Marche”, si è esibito in un inedito duetto con il chitarrista Antonio Del Sordo.

Benedetta Grendene

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