Vedere, comprendere, narrare: i pericoli della rete

Dal 7 al 9 ottobre si è svolta ad Assisi, capitale della pace e del dialogo, l’alta scuola di formazione al giornalismoGiancarlo Zizola” proposta dall’UCSI (Unione cattolica stampa italiana) che quest’anno ha coinvolto un bel gruppo di giornalisti cattolici, provenienti da tutta Italia. Tante le tematiche affrontate durante i tre giorni di incontri, convegni e tavole rotonde all’insegna del confronto e della condivisione attorno al tema: “Vedere, comprendere, narrare”. Nella mattinata di domenica 9 ottobre è giunto alla Cittadella di Assisi, luogo scelto per il meeting, il vice questore aggiunto della Polizia Postale dott.ssa Elvira D’Amato che dal 1998 svolge un’attività capillare per tutelare i minori nel cyberspace. Dialogando con i presenti in merito ai pericoli della rete, riflesso speculare del mondo in cui viviamo, ha sottolineato come sia necessaria una regolamentazione che disciplini il mare magnum del web. La rete siamo noi e replica il mondo, non lo crea. Siamo noi utenti che costruiamo e popoliamo il web, realtà apparentemente astratta che non ha barriere nè confini, non ha luogo e non ha tempo. Il Servizio Centrale della Polizia Postale e delle Comunicazioni che ha sede a Roma, coordina 20 compartimenti regionali e 80 sezioni territoriali e da anni mette in campo attività sotto copertura per stanare comunità di pedofili, gruppi strutturati esattamente come la criminalità organizzata che si trasmettono tra loro le cautele per non essere presi dalle forze dell’ordine. Dei pericoli del web se ne parla, ma purtroppo se ne parla male, dal momento che si parla di dark web con una vena di sensazionalismo e in tal modo si allarma senza risolvere. Manca spesso un’informazione corretta: a cosa serve rappresentare la violenza senza poi consegnare risposte pratiche e soluzioni di intervento concrete, dimenticando che oltre ad una pars destruens c’è anche una pars costruens? Ci sono risposte da dare, ci sono misure da adottare, ci sono contro-modelli positivi da mettere in luce rispetto alle brutture di questa umanità. Con quale responsabilità abbiamo parlato di baby prostitute, senza renderci conto del peso che hanno le parole? Questo modo di comunicare sfida e interpella anche gli investigatori, di fronte alle varie aree di intervento in cui operano, dalla pedopornografia, al cyberterrorismo fino al controllo di giochi e scommesse online. Nel caso dei minori, il cyberbullismo prevede ad esempio condotte criminose perpetrate da minori, che ruotano per la maggior parte intorno al sesso, all’immagine erotica di rapporti sessuali tra minori riconducibili ad atteggiamenti di pedopornografia, questa volta prodotta da ragazzi. Sono i ragazzi stessi a prevaricare sui loro pari: sono loro la longa manus di questo crimine che un tempo li vedeva vittime ed ora carnefici. Dobbiamo spogliarci delle nostre ideologie e cercare di capire cosa c’è dietro ad una mentalità pedofila. Il vice questore aggiunto D’Amato ha voluto sottolineare come spesso, girando capillarmente nelle scuole con progetti ad hoc come “Vita da Social”, ci si rende conto che ancora molti insegnanti non sono a conoscenza del fatto che sono stati stanziati dal MIUR dei fondi per formare e diffondere sul territorio nuove figure. Tra queste gli animatori digitali, ossia dei docenti correttamente formati che, in sinergia con il dirigente scolastico, dovrebbero ricoprire ruoli strategici nella diffusione dell’innovazione a scuola, in un’ottica di igiene informatica anche nella scuola stessa. Occorre però che tutto il corpo insegnanti metabolizzi e renda attuativo il protocollo definito con il decreto sulla Buona Scuola. Le regole vanno rispettate e i ragazzi educati: se la norma prevede che il telefonino sia lasciato fuori dalla classe e non debba essere usato durante le ore di lezione, l’insegnante in qualità di pubblico ufficiale ha il diritto di sequestrare l’ultimo modello di smartphone che sempre più spesso i genitori mettono in mano ai loro figli, come regalo per la Prima Comunione. L’investigazione, il controllo e soprattutto la prevenzione, devono dunque attuarsi non in modo solipsistico, ma in sinergia con diversi attori: dagli operatori delle transazioni finanziarie, economiche e della ricerca scientifica, fino ad arrivare alla scuola, alla famiglia e ai media. “A voi giornalisti chiediamo di rappresentare bene cosa stiamo facendo, ma anche quali sono i modelli che cerchiamo di combattere e contrastare” ha concluso la dott.ssa D’Amato. La tutela dei minori non è dunque solo prerogativa della polizia, ma di tutta la comunità, in una logica di ecologia integrale che ci esorta ad abitare il mondo in cui viviamo con una cura profonda per la “casa comune” che ci è stata affidata, come ci ricorda Papa Francesco nella Laudato Si’. A noi giornalisti il compito di diffondere messaggi positivi, cercando sempre la Verità nel nostro mestiere, raccontando la bellezza attraverso la parola e l’immagine, senza delegare ad uno smarthphone il compito educativo. Siamo noi i comunicatori della Buona Notizia che in questo momento di disincanto mediatico a chiare lettere ci farà gridare che il bene trionferà. Sempre e comunque.

Benedetta Grendene

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