Archivio di giugno 2016

Migrazione, comunicazione e web. Media cattolici, quale direzione?

Durante la giornata conclusiva del terzo meeting nazionale dei giornalisti cattolici “Pellegrini nel cyberspazio. Raccontare la foresta che cresce” tenutosi a Grottammare (AP) dal 16 al 19 giugno particolarmente toccante è stata la testimonianza di chi vive la guerra siriana da vicino e ha voluto raccontare la verità della sua gente. Mons.Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro-cattolico dell’Arcieparchia di Hassaké-Nisibi dei Siri ha narrato le sofferenze patite dal suo popolo travolto dalla guerra, dialogando in un confronto aperto con la giornalista Marta Petrosillo, responsabile stampa di ACS, “Aiuto alla Chiesa che soffre”. ACS è una fondazione pontificia che sostiene la pastorale della Chiesa in particolare là dove la sua missione evangelizzatrice è messa a repentaglio, dando così conforto ai cristiani perseguitati che soffrono. Quella di Mons.Hindo è una voce debole del Medio Oriente, al centro di tante sofferenze: una realtà tragica e terribile che oggi la Siria vive, ma che nasce da molto lontano. Mons.Hindo dal 1996 guida l’arcieparchia che ha sede nella città siriana di Hassakè, maggiore centro abitato della provincia nord-orientale di Jazira e negli ultimi anni ha vissuto il terrore della guerra negli occhi e nell’anima. Si commuove nel ricordare i tempi in cui la Siria era un paese prospero e sicuro: dal 2011 le cose sono cambiate e nelle mani dei nostri fratelli musulmani sono arrivate le armi. Da cinque anni il popolo siriano e i suoi territori sono sotto l’attacco dell’ISIS, vivono nell’angoscia, in un paese frammentato dove quasi il 50% della gente cristiana è fuggita. Quando una guerra distrugge la storia, la cultura e i sogni di un popolo le responsabilità sono molteplici e anche l’Occidente e i suoi governi che ragionano solo con interessi nazionali, hanno le mani sporche del sangue e della disperazione che stanno dilaniando il Medio Oriente. In questa condizione di emergenza Mons.Hindo oltre ad essere vescovo è anche sindaco e messaggero di pace che più volte si è trovato a dialogare con il presidente della Siria Bashar al-Assad, ma l’accoglienza più importante a cui si sente chiamato è quella verso la sua gente impietrita dalla paura e dalla povertà.

Di fronte alla drammaticità di una famiglia che in Siria a colazione, a pranzo, a cena si nutre di pane e di tè senza potersi permettere il lusso dello zucchero, il prelato ripete a se stesso: “Gesù può aspettare. Loro no. La preghiera più bella che posso fare è aiutare e ricevere la mia gente. Non ha senso sedere sul mio trono e pregare.” Pensare solo a Cristo, accogliere ed essere misericordiosi verso tutti, non solo verso i cristiani sono le uniche strade possibili per uscire dalla tragedia. Mons.Hindo ha ricordato un episodio particolarmente significativo, allorquando si è trovato a celebrare un funerale e sia i cristiani sia i musulmani presenti davanti alle tredici bare tutte in fila urlavano a gran voce: “Ma Dio, dove sei?”. “Tutta la speranza che c’è e che ancora ci sostiene è il Mistero della Resurrezione dalla Morte in Croce e – continua Mons.Hindo – quando ho detto alla mia gente che sarei venuto in Italia per partecipare ad un meeting di giornalisti cattolici mi hanno implorato di chiedervi di pregare per noi.” Omnia vincit Amor: questo popolo così martoriato ha bisogno adesso solo di amore, di aiuto a sopravvivere a questa crisi poi sarà necessario ricostruire tutto, da un punto di vista materiale ma soprattutto a livello spirituale e culturale. Per aiutare e salvare la sua gente che oggi è ossessionata dal pensiero dello zucchero e del cibo che non c’è Mons.Hindo ha organizzato un concorso di saggi, di poesie, di opere artistiche con il desiderio di elevare lo spirito e di risvegliare anche solo un debolissimo flatus vocis verso l’infinito che possa essere un inno alla vita in risposta alla cultura della morte.

Di fronte a questo “ecumenismo del sangue” e a ciò che accade nella martoriata Siria, noi giornalisti cattolici dove dobbiamo guardare? E’ evidente che dobbiamo mantenere sempre lo sguardo sulla realtà, ma come mai la maggioranza dei media racconta solo certi giochi di potere e non l’agonia di Aleppo? E’ l’interrogativo che Marco Tarquinio, direttore di Avvenire ha posto al Cardinale Edoardo Menichelli intervenuto al meeting per donare il suo contributo. Spesso l’informazione è così veloce che non andiamo più in profondità: dobbiamo dunque centrare tutto sulla persona, cambiare la prospettiva dal fatto in sé all’uomo, raccontando con attenzione, verità e umiltà le implicazioni di ciò che accade sull’umano. La chiave di lettura che ci può aiutare a cercare la Verità è proprio l’ascolto: il comandamento che Papa Francesco ci consegna con la sua enciclica Laudato Si’ sulla cura della casa comune invitandoci ad un cambiamento negli stili di vita è quello di “ascoltare tanto il grido della terra quanto quello dei poveri”. E la questione del lavoro è urgente tanto quanto quella dell’ambiente. Ricordando il XXV Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi ad Ancona nel 2011, Menichelli ha rievocato un’inquadratura televisiva in cui veniva ripresa la cattedrale di San Ciriaco icona simbolica e faro spirituale per i naviganti del mare mentre si svolgeva la celebrazione eucaristica con il Papa che allora era Benedetto XVI. Uno zoom inaspettato molto colpì i telespettatori, allorquando la telecamera si focalizzò su una scritta nel cantiere navale di Ancona dove si poteva leggere questa frase: “Il lavoro è dignità”. Il lavoro è un dono, ma è anche una benedizione e una preghiera nella misura in cui come l’eucarestia diventa il frutto della terra, della vite e del nostro lavoro. Ma il lavoro deve declinarsi e accompagnarsi anche ad altri impegni, non viaggia mai da solo: lavoro e famiglia, lavoro e solidarietà, lavoro e giustizia sociale. E’ sempre l’uomo che deve dare dignità al lavoro: il lavoro più vero e profondo è prendersi cura del giardino e degli altri, che il Creatore ci ha affidato come compagni di viaggio. Dovremmo prenderci cura gli uni degli altri come a più riprese sottolinea Papa Francesco nella Laudato Si’, consapevoli che oggi viviamo in una società squilibrata, con un forte divario tra ricchi e poveri e un depauperamento totale di valori e di integrazione umana. E allora ecco che torna fondamentale l’ascolto della realtà e del cuore di chi incontriamo, che deve sempre precedere le idee che abbiamo in testa. Sappiamo bene che ascoltare non è facile, nell’ascolto “si consuma una sorta di martirio” come ci ha ricordato Papa Francesco nel messaggio per la cinquantesima giornata delle comunicazioni sociali, ma oggi più che mai è necessario che ognuno di noi torni umile e tolga i suoi sandali sulla “terra santa dell’incontro con l’altro”. “Siamo i vigilanti della storia, con una profezia da consegnare – ha concluso il Cardinale Menichelli – La Chiesa non deve avere pulite le mani, ma la coscienza di una missione.”

Benedetta Grendene