Archivio di gennaio 2016

Informazione e sofferenza: “Come può l’informazione porsi al servizio del mondo della sofferenza? Come comunicare la malattia tra cronaca, etica e privacy?”

Non è per la grandezza delle nostre azioni che noi piaceremo a Dio, ma per l’amore con cui le compiamo”

San Francesco di Sales

In occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e di quanti si impegnano nel diffondere il cristianesimo attraverso i media, domenica 24 gennaio l’Ucsi Marche (Unione Cattolica Stampa Italiana) ha proposto un convegno per riflettere su una tematica molto delicata e troppo spesso dimenticata. “Come può l’informazione porsi al servizio del mondo della sofferenza? Come comunicare la malattia tra cronaca, etica e privacy?”: questo il titolo della tavola rotonda moderata dal presidente Ucsi Marche Maurizio Socci, in una sede come l’Ospedale Torrette di Ancona, luogo in cui la comunicazione della verità al paziente rappresenta un aspetto che coinvolge tutti gli operatori, oltre al personale medico, sulla base di un rapporto di fiducia, reciproco rispetto, condivisione del dolore.

Dopo la Santa Messa presieduta da S.E.Card. Menichelli nella cappellina dell’ospedale, la mattinata è proseguita nell’Aula Magna Totti, per ascoltare i relatori presenti: Marino Cesaroni direttore di “Presenza”, Vincenzo Varagona giornalista RAI e Franco Grasso direttore di “èTV Marche” che ha raccontato in modo molto toccante la sua testimonianza personale e umana di giornalista che, pur trovandosi a convivere con la malattia, non ha perso l’entusiasmo e la passione per il suo lavoro. “Ringrazio Dio perché sono stato fortunato: ho vissuto 50 anni in salute prima di ammalarmi. Non siamo mai pronti a stare male e nessuno ci insegna a fare il malato, ma io se non altro mi aggrappo là, alla fede..”. Nonostante le difficoltà, la paura e le fragilità che la malattia suscita in noi, Franco Grasso ha confidato come emerga forte il bisogno di continuare a vivere una vita normale e anche grazie al lavoro non ha perso la solarità, la verve e la grande simpatia che lo contraddistingue e che il pubblico tanto ama.

La vita è gioia anche per il dott. Franco Di Giacinto che, immobilizzato dalla Sla da 12 anni, ha voluto salutare l’Ucsi Marche attraverso un video e la testimonianza diretta dei suoi straordinari angeli custodi, la moglie Pia e la figlia Marta, che con le loro parole di speranza hanno commosso i presenti.
Da medico di famiglia il dott. Franco Di Giacinto si è ritrovato ad essere lui stesso un paziente perenne e il passaggio dal rifiuto all’accettazione della sua condizione è stato lungo e insidioso, ma ringrazia la Madonna e la Santissima Trinità per il dono della vita e per le meraviglie e i tanti fiori profumati che germogliano attorno a lui. I fiori nascono dai rapporti e dalle relazioni umane che nessuna malattia, neanche la più temibile, potrà mai recidere o fermare. E noi giornalisti nella nostra professione siamo chiamati ad entrare in questo mondo fatto di lacrime, paure e smarrimento con tanta delicatezza, tanto rispetto, sensibilità e sacralità, come ha raccontato Massimo Graciotti, referente Unitalsi. L’attenzione dei volontari Unitalsi durante i pellegrinaggi verso i grandi santuari, in particolare a Lourdes, non è mai concentrata sulla malattia ma sulla persona, sull’essere umano che si ha davanti e che chiede prima di ogni altra cosa di essere amato così come è.
Il senso di responsabilità etica e deontologica che contraddistingue il lavoro del giornalista va arricchito anche con un senso di educazione e di missione che devono essere iscritti prima di tutto nel nostro io più profondo, perché come ci ricorda Papa Francesco “ La comunicazione deve costruire ponti, sanare le ferite e toccare i cuori delle persone”. “Ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto dovrebbe poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti. L’amore, per sua natura, è comunicazione, conduce ad aprirsi e a non isolarsi” continua il Santo Padre nel messaggio che in questo Anno Santo della Misericordia ha voluto donare al mondo, in occasione della 50ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Come giornalisti siamo investiti dunque di una grande responsabilità: non dobbiamo limitarci a raccontare i fatti, ma dobbiamo indurre i nostri fruitori ad una riflessione che rimetta al centro l’uomo e le relazioni umane. E a volte bisognerebbe andare oltre le logiche del mercato e dell’edicola, dando voce a tutte quelle storie di vita vera che spesso non “fanno notizia”, ma meritano di essere raccontate perché fanno girare il mondo nella direzione giusta, arricchiscono la nostra società e ci aiutano a crescere. Un po’ come le storie raccontate nei due volumi di “Uno sguardo dal cielo. I colori dell’emergenza”, diari scritti dall’infermiere Sandro Mangiacristiani, che dal 23 agosto 1987 vola nei cieli con l’elisoccorso contribuendo nel suo piccolo a salvare molte vite, senza mai perdere di vista il bene del prossimo e il bisogno di infinito e di felicità cui tutti tendiamo.

Benedetta Grendene