Archivio di novembre 2015

“Chi mi ha ucciso?”: il thriller metafisico di Giancarlo Trapanese

Con lo stesso calore e lo stesso immutato affetto di due anni fa, in occasione della presentazione ufficiale del romanzo “La giusta scelta”, l’Auditorium della Figc (Federazione Italiana Gioco Calcio) di Ancona ha accolto le oltre seicento persone intervenute alla prima nazionale dell’ultima “fatica letteraria” di Giancarlo Trapanese. Ma forse per un giornalista-scrittore così amato e stimato non si è trattato dell’ennesima “fatica”, dal momento che con “Chi mi ha ucciso?” l’autore raggiunge il traguardo del decimo romanzo che di sicuro meriterà il successo di tutti gli altri libri pubblicati. I relatori che hanno animato il dibattito nel pomeriggio di domenica 8 novembre, hanno stuzzicato l’attenzione del pubblico in sala, elogiando l’autore e tratteggiando le peculiarità dell’insolito e curioso giallo edito dalla Italic Pequod.
L’interpretazione dal vivo degli attori del Teatro del Sorriso di Ancona, che stanno già lavorando per mettere in scena la trasposizione teatrale di questo ultimo romanzo di Trapanese, ha sapientemente introdotto in medias res la scena e l’ambientazione dell’opera, accompagnando i presenti all’interno di quella villa maestosa del ‘700 in cui si dipana la misteriosa trama del libro.
La presentazione spettacolo, moderata dal giornalista Andrea Carloni, ha visto protagonisti accanto ad un emozionato Trapanese trenta amici, tra artisti, musicisti, relatori che con il loro supporto, la loro professionalità e collaborazione hanno contribuito a trasmettere un messaggio di speranza e di positività.
Come per contrasto, accanto al tavolo dei relatori, troneggiava una struggente statua realizzata dallo scultore Nazareno Rocchetti, assurta a simbolo di tutte le donne vittime di violenza, violate nel corpo e nell’anima.
Flavio Corradini, Magnifico Rettore dell’Università di Camerino, ha preso la parola ribadendo l’estrema originalità del romanzo di Trapanese, per la ricchezza di stimoli e spunti interessanti che vi si possono cogliere. Leggere “Chi mi ha ucciso?” è dunque un’eccellente occasione per riflettere sul senso della vita. Ciascuno di noi è indispensabile in questo mondo, chiamato a reagire agli stimoli che riceve, contribuendo così a costruire la storia dell’umanità. C’è chi è più timido, chi più scafato, chi più riflessivo; ognuno di noi è diverso ed unico, così come lo sono i diciannove personaggi del romanzo di Trapanese, che per un caso fortuito si incontrano e sono chiamati a meditare sul dualismo esistenziale e sul mistero della vita. Corradini ha voluto concludere il suo intervento, citando un passo molto significativo tratto dal diario di Etty Hillesum, scrittrice olandese di origine ebraica, vittima della Shoah che merita di essere riportato per la profondità ed estrema verità che contiene: ” Questo è ciò che ogni giorno mi insegna daccapo: che bisogna rimanere aperti, che non ci si deve chiudere in se stessi nei momenti più bui, né affondare in essi pensando che sia un giorno perso, triste. Nella mia vita quasi troppo ricca, mi rendo conto che ci sono centinaia di svolte in una giornata, centinaia di sorprese…“.

E parlando di un romanzo thriller, non si poteva non interpellare l’ex Questore di Ancona e Trento Giorgio Iacobone, in virtù della sua straordinaria esperienza investigativa. A suo avviso quest’ultimo romanzo consacra e conferma Trapanese scrittore di grandissimo talento, dallo stile diretto ed estremamente coinvolgente. Ambientato al di là del tempo e dello spazio, “Chi mi ha ucciso?” racconta una morte violenta e alquanto misteriosa che sconvolge i personaggi e chiama in causa il maresciallo Luigi Braschi coinvolto nelle indagini con il suo amico giornalista Giorgio Catanese. L’autore Trapanese non si ferma a descrivere il reato in sé, ma con estrema maestria va oltre e si sofferma sui vari personaggi, che lo condurranno poi alla soluzione del caso. C’è un po’ in questo romanzo un ritorno ad un vecchio modo di investigare, molto in voga negli anni ‘70, in cui gli inquirenti ascoltavano molto i testimoni, parlavano con le persone e venivano poi a conoscenza di tanti altri indizi utili per un’indagine quanto più completa e ad ampio raggio. Con un po’ di nostalgia del passato, Iacobone auspica che sarebbe bello in futuro riuscire a sposare le indagini moderne condotte con le nuove tecnologie, con le testimonianze della gente comune che molto spesso sa tante più cose di quelle che si possono immaginare.

Maurizio Blasi, caporedattore della sede Rai di Ancona, ha sottolineato come già la scelta della location per il romanzo sia stata significativa: una villa del ‘700, secolo della Ragione e dei Lumi, in cui la scienza sembrava spiegare tutto. Blasi definisce il romanzo di Trapanese con l’aggettivo “mosaicale”, proprio perché è composto da tante tessere come un mosaico e per questo può essere letto su più livelli. Interessante è ad esempio la tematica del tempo affrontata nel romanzo, oppure la cura dell’autore per il dettaglio e i particolari, o il tema del rapporto tra libertà e necessità, dove il filo conduttore è la ridotta e limitata capacità che l’uomo ha di modificare gli eventi, secondo le sue logiche.
Un momento commovente durante la presentazione è stata la consegna simbolica di una copia del libro “Chi mi ha ucciso?” a Jennifer, coraggiosa figlia di Pietro Sarchiè, il commerciante di pesce, barbaramente ucciso proprio nella nostra regione nel giugno del 2014, a causa della criminalità.
Dopo l’intervento del Prof.Stefano Mancini con la sua riflessione sulla fisica quantistica e sulla nozione di tempo e realtà, messi in atto nel giallo di Trapanese, ha preso la parola Don Luigi Taliani, direttore responsabile di “Emmaus”, il quale ha tristemente ricordato ai presenti come oggi manca la relazione, il contatto e il dialogo tra l’uomo e il resto del mondo che lo circonda. In una realtà iperconnessa dove siamo così vicini, ma in realtà profondamente estranei, la grande solitudine dei personaggi di “Chi mi ha ucciso?” non è altro che lo specchio della società moderna. I protagonisti del romanzo di Trapanese si ritrovano a fare un viaggio dentro le loro vite, le loro storie, il loro passato costretti a recuperare quel senso di umanità e di attenzione alla persona di cui abbiamo bisogno oggi più che mai.
Un’insolita band diretta dal Maestro Michele Pecora e composta ad hoc da artisti come Antonio Del Sordo alla chitarra, Matteo Pecora alla batteria, Marco Santini al violino, Cristian Mattioli alla voce ha concluso la serata, interpretando una commovente versione di “Imagine” di John Lennon, per un messaggio di speranza, armonia e pace che il libro di Trapanese ci aiuta a riscoprire, cantando un inno alla vita e un grido di libertà.

Benedetta Grendene