Archivio di marzo 2015

Duecentocinquantuno giorni

La libreria “Atelier delle storie” di Loreto, sempre attenta alla diffusione della cultura e alla promozione di giovani scrittori, ha organizzato nel pomeriggio di domenica 15 marzo la presentazione di “Duecentocinquantuno giorni”, il romanzo di Valentina Cagnazzo pubblicato nel 2013 da Robin Edizioni. A dialogare con l’autrice, di origini leccesi, la professoressa Francesca Foglia che ha coinvolto il pubblico presente tratteggiando la trama del libro e le storie dei protagonisti Angelo e Lavinia.
Duecentocinquantuno giorni” non è il libro d’esordio della Cagnazzo, già conosciuta e apprezzata nel mondo dell’editoria per il suo primo romanzo “Dove non c’è amore”, scritto in età più adolescenziale. Per Valentina scrivere non è semplicemente un hobby, ma è molto di più: è un bisogno, una profonda esigenza dell’io. Ci confessa che per lei la scrittura è una sorta di medicina dell’anima cui dà sfogo principalmente nei periodi di dolore e di nostalgia: a volte possono nascere dei fiori stupendi dai momenti che ci sembrano più difficili e insuperabili.
Duecentocinquantuno giorni” è un libro maturo, con diverse sfaccettature e con un punto di vista plurale, frutto del “labor limae” attento e controllato di un’autrice che in prima persona ama tutta la letteratura, dalla magia di Baricco, alle punte di giallo di Agatha Christie, alla narrativa spagnola. E’ raro che un libro abbia come titolo un numero e si distingua per la sua particolare struttura narrativa, quella del diario, funzionale a delineare due storie e due vite parallele: quella di Angelo, impiegato nell’agenzia di viaggi di un suo amico e quella di Lavinia, studentessa di Beni Culturali. Due giovani ragazzi cresciuti insieme e legati da sempre che sperimentano, loro malgrado, il sentimento dell’abbandono reciproco e della solitudine, prima di tutto interiore. Duecentocinquantuno sono i giorni della lontananza e della separazione, del cambiamento e forse anche della riscoperta dei loro sogni, delle loro ambizioni e delle aspettative sul futuro. Ogni capitolo del romanzo non a caso s’intitola con il nome di un materiale diverso, che in qualche modo attraversa simbolicamente le vicissitudini e le varie fasi delle vite dei due protagonisti. E così in “Carta” si fa riferimento alla carta dei libri universitari, poi abbiamo “Legno”, “Seta” o “Vetro”, a seconda dei sentimenti che Angelo e Lavinia si trovano a provare.
Se Angelo è sempre alla ricerca di stabilità senza mai trovarla, Lavinia, a tratti alter ego dell’autrice stessa, “non era fatta per il mondo ma solo per il suo piccolo cosmo personale”: due personaggi complessi insomma, nati nella mente dell’autrice e poi costruitisi via via da soli, prendendo forma e spessore. Il romanzo presenta un forte carattere introspettivo, dal momento che indaga le reazioni umane di fronte all’abbandono, sentimento che l’autrice si limita a narrare in veste di cronista, senza mai snaturare i reali stati d’animo dei protagonisti.
Anche l’ambientazione è funzionale alla trama del romanzo ed è sempre un po’ sfumata e sospesa, per lasciare spazio alla libera interpretazione del lettore. Solo alcuni luoghi sono connotati, primo tra tutti la stazione, che da sempre nell’immaginario collettivo è concepito come il luogo dell’incontro e dell’addio… o forse semplicemente di un “arrivederci”.

Benedetta Grendene

“Tipicità 2015”: workshop per giornalisti.

Territori da comunicare. Giornalismo e promozione del territorio.

Il kit di strumenti tra EXPO 2015 e social media.

L’edizione 2015 di “Tipicità” si è arricchita quest’anno anche di preziosi momenti di riflessione e formazione pensati per i giornalisti. Chi scrive, in ogni modo e forma, è chiamato a vivere il territorio da protagonista, amandolo e poi raccontandolo con gli occhi speciali di chi sa dare voce alle emozioni che la bellezza e i tesori delle nostre Marche possono inspiegabilmente e meravigliosamente suscitare. Comunicare un territorio, come da oltre vent’anni “Tipicità” ci insegna, significa far parlare le persone, la cultura, le tradizioni, le eccellenze di cui orgogliosamente noi marchigiani dobbiamo andare fieri. E proprio all’interno della kermesse svoltasi dal 7 al 9 marzo a Fermo, l’Ordine dei Giornalisti, in collaborazione con “Il Redattore Sociale Network” e con l’Associazione Instagramers Italia, ha organizzato due mezze giornate di workshop aperte a tutti, ma in particolare ai giornalisti, per riflettere su quale sia il kit di strumenti più funzionale alla promozione del territorio, anche in vista dell’avvento dei new media e del passaggio dal mondo della carta stampata alla rete.
La due giorni di workshop si è svolta al Fermo Forum, grazie al prezioso contributo del giornalista Andrea Braconi e di Stefano Trasatti, direttore del “Redattore Sociale”, che hanno sapientemente moderato i vari interventi degli illustri relatori coinvolti.
Non potevano mancare i saluti di benvenuto del patron di “Tipicità”, il dott.Angelo Serri, anche lui collega giornalista che ha ribadito l’importanza della comunicazione per una manifestazione di questo genere, sia a livello locale per sensibilizzare gli attori del territorio, sia a livello nazionale, visto il particolare connubio che quest’anno lega “Tipicità” con EXPO 2015.
Il primo ospite a prendere la parola non poteva dunque che essere il dott.Matteo Mauri, responsabile relazioni istituzionali per EXPO 2015, il quale ha sottolineato come le Marche e “Tipicità” descrivano perfettamente lo spirito con cui è stato pensato EXPO 2015 a Milano, nella logica di offrire un’opportunità per valorizzare la nostra Italia e i nostri territori. EXPO 2015 non è semplicemente una fiera, ma un’occasione che si presenta ogni cinque anni per attrarre persone prima di tutto come turisti e visitatori, poi magari anche come investitori. Sarà un evento unico in Italia, dopo l’ultima edizione nel lontano 1906 e pur svolgendosi a Milano, ci permetterà di presentare tutto il Bel Paese, coinvolgendo l’Italia intera, anche attraverso la partnership con ANCI.
Gli strumenti di comunicazione utilizzati da EXPO per promuoversi, si sono articolati su più livelli a seconda delle fasi. Nei primi mesi si è lavorato duramente per dare credibilità ad EXPO, nonostante le polemiche che sono circolate sulla manifestazione e quindi si è puntato a convincere in primo luogo le istituzioni e l’opinione pubblica poi i paesi esteri a partecipare, con ben 75 padiglioni ad oggi costruiti, con capofila la Svizzera, che per prima ha iniziato i lavori. Solo negli ultimi mesi si è investito in maniera più massiva sul sito istituzionale in doppia lingua (italiano e inglese), sui canali social e sul coinvolgimento di testimonial famosi: cantanti, registi, attori, chef, sportivi, filosofi, scrittori, tutti ambassador di EXPO 2015.
“Tipicità” è una delle espressioni di EXPO 2015 a livello locale: forse il segreto del successo di questa manifestazione e ciò che, da più di vent’anni, davvero fa la differenza, al di là della virtualità e della rete, è proprio il contatto prima di tutto umano che si stabilisce e la straordinaria alchimia ed empatia che si respira visitando gli stand al Fermo Forum.
Per la prima volta a “Tipicità” lo staff ha voluto organizzare un blog tour, invitando nel fermano delle blogger provenienti da tutta Italia, per raccontare con gli occhi, le parole e le immagini le eccellenze del nostro territorio e condividerle con l’hashtag #fermanoexperience. Ma prima ancora di raccontare un territorio, sia esso la terra natia, un territorio straniero o una città di passaggio che per qualche tempo attraversa la nostra vita con i suoi profumi e con la sua gente, bisogna conoscerlo, volergli bene e portarlo nel cuore. Ne è fermamente convinto il dott.Maurizio Blasi, caporedattore Tgr Marche che per anni ha condotto la rubrica del Tg itinerante nelle Marche. Solo se si è affezionati alla nostra terra, se ne può parlare con gli strumenti della comunicazione, senza filtri né freddezza, ma raccontando e incuriosendo chi ci segue. Il vero segreto in fondo è trovare il gusto del bello anche nelle cose banali: le grandi scoperte stanno a cinquecento metri da noi! Basta solo il piacere e la voglia di scoprire. Se parliamo di potenzialità e di turismo nelle Marche, la nostra è la regione dai tanti turismi, dal turismo classico balneare della costa, nato alla fine dell’800, al turismo dei parchi (si pensi al Parco Nazionale dei Monti Sibillini) che apre al gusto della scoperta, oltre che all’arte di viaggiare, prima di tutto con la fantasia. Il vero motore dei viaggi e del turismo resta sempre il passaparola e la voglia di vivere esperienze uniche da protagonisti.
Anche Luca Bonora, redattore di “Touring Club” è convinto che abbiamo ancora tanto bisogno di Italia e non a caso la mission che da 120 anni “Touring Club” segue è quella di raccontare l’Italia agli italiani. Sembra scontato ma gli italiani per primi non conoscono l’Italia. Bonora è convinto che oggi più che mai l’esperienza di viaggio si traduce nella possibilità di vivere emozioni che siano talmente uniche da raccontarle e condividerle. Dunque poi il passaparola sarà determinante per trasferire le proprie travel experiences agli altri.
E in quest’ottica risulta davvero interessante la testimonianza della dott.ssa Giulia Eremita, marketing e communication manager di trivago.it, il motore di ricerca numero uno in Europa, con oltre 80 milioni di visite al mese. Chi non conosce d’altronde il famoso claim “Hotel? Trivago”, che ben descrive la mission aziendale, legata alla possibilità da parte dell’utente di cercare all’interno del portale l’hotel ideale al miglior prezzo. Trivago è appunto un meta search, ossia un motore di ricerca verticale, un online booking che ad oggi vanta un database con ben 700.000 hotel. Attraverso appositi filtri di ricerca, l’utente è indotto a seguire un processo di scelta circolare che segue di norma questi cinque step: ricerca, filtri di ricerca, confronto, selezione, scelta. L’analisi continua, aggiornata e coerente sui “big data”, i report statistici, la quantità enorme di informazioni accuratamente elaborate dai matematici esperti che lavorano nella sede centrale di Trivago a Düsseldorf, rendono l’azienda particolarmente proattiva in termini di volume, velocità e varietà. Tra i filtri più usati nella ricerca hotel vi sono parametri come la location, la categoria e il numero di stelle, il prezzo e la reputazione. Anche nel portale di Trivago la qualità delle immagini proposte per presentare le varie strutture è fondamentale, soprattutto in fase di confronto tra i diversi hotel. Trivago è sempre al passo con i tempi e negli anni ha sviluppato grandi potenzialità: dal 2008 è un osservatorio, è una community, è un hotel test con possibilità di testare nuovi hotel attraverso attività di “mistery guest”, un checkin, con il calendario dei top eventi ed è diventato anche una app. Una realtà senza dubbio molto dinamica, che per rendere partecipi gli utenti organizza nei suoi canali social delle sfide davvero creative e molto seguite. E’ del gennaio scorso ad esempio il contest emozionale e molto virale che consisteva nel twittare a Trivago la propria idea personale dell’#hoteldasogno, per vincere il voucher in palio di 2000 euro, da spendere in una sola notte per esaudire tutte le follie! Anche il Trivago challenge per una #sfidalowcost, con un budget di soli 200 euro è stato un successo.
Dopo la testimonianza della dott.ssa Eremita e il case history di Trivago, è seguita la relazione del dott.Pierluigi Masini, direttore “progetti e iniziative editoriali” di Poligrafici Editoriale, il quale ha trattato il tema delicato dell’editoria nel futuro e del passaggio epocale dal giornalismo di carta al giornalismo nel web. Anche se il giornale sta vivendo indubbiamente una fase di grande trasformazione, secondo il dott.Masini il paradigma futuro non potrà essere solo digitale o social, dal momento che il giornale cartaceo è un prodotto con una sua storicità. Il “Resto del Carlino” infatti è uno dei quotidiani italiani più antichi ed è il più letto nelle Marche: nato nel lontano 21 marzo 1885, quest’anno festeggia i suoi 130 anni di storia. In quanto prodotto, anche il giornale ha un suo ciclo di vita che in questa fase di inevitabile declino ha bisogno di un forte slancio verso la rivitalizzazione puntando sulla massimizzazione della cosiddetta “formula della soddisfazione”, secondo cui il valore di un prodotto deve essere percepito come maggiore del suo costo. Un dato di fatto riguarda le percentuali che testimoniano che il 43,7% dei lettori compra la copia cartacea del giornale, ma ben il 52,7% legge il giornale al bar e solo il 3% ha sottoscritto un abbonamento. Quindi si legge il giornale prevalentemente la mattina al bar, dove si sfogliano tendenzialmente due o tre quotidiani diversi, ma non se ne compra nessuno! E’ un triste segno dei tempi, cui la carta stampata deve porre rimedio facendo leva sul suo business model: mantenere fermo il prezzo di costo ed aumentare il valore del giornale in termini di contenuti, istituzionalità e credibilità, immagine e grafica. Occorre tenere presente che oggi il modo di comunicare anche per un giornale è cambiato: non è più “top”, cioè dall’alto verso il basso, ma “down”, cioè dal basso verso l’altro. In altre parole, anche un quotidiano deve abituarsi ad assorbire contributi da parte del lettore stesso, che sempre più chiede di diventare protagonista. Inoltre per rendere sempre più appealing la lettura, cercando di attrarre soprattutto i più giovani, per festeggiare la ricorrenza dei 130 anni dalla nascita, il “Resto del Carlino” sta proponendo l’iniziativa del “direttore per un giorno”, aprendo le porte della redazione di Bologna a dei testimonial d’eccezione come Martina Colombari, Gianni Morandi, Cesare Cremonini: uno per ogni mese del 2015. Anche il marketing relazionale può essere una leva strategica per rivitalizzare il giornale, rendendolo sempre più vicino alla gente comune. Così in occasione della festa del papà si potrà regalare al proprio papà la copia autentica del giornale uscita proprio il giorno e l’anno preciso della nascita di ogni papà! Un’idea davvero unica ed originale che, tra le altre cose, come sottolinea sorridendo il dott.Masini, “ci aiuta a liberare il nostro archivio, ricco di milioni di copie storiche dal 1925 al 1976”. E per festeggiare al meglio la data importante dei 130 anni, il “Resto del Carlino” non poteva fare a meno di istituire anche un premio letterario in collaborazione con UNIPOL, dal titolo: “130 righe, un anno, una storia”, selezionando tra i giurati in commissione lo stesso direttore dott.Andrea Cangini e lo scrittore Alessandro D’Avenia, amatissimo tra i giovani, e non solo.

Altro case history interessante e significativo è quello proposto dal giornalista Carlo Mion, storico collaboratore del quotidiano “La Nuova Venezia” (Gruppo Espresso) che ha potenziato e “modernizzato” il giornale integrandolo con i new media e soprattutto con i canali social, come Instagram dove “La Nuova Venezia” è attivamente presente con il suo profilo. “Chi scatta e condivide, in fondo racconta una storia” – afferma Mion “e così, in collaborazione con Instagramers Venezia , abbiamo ideato e promosso un progetto pensato proprio per raccontare il nostro territorio di Venezia e della sua provincia attraverso il tag #instanuovave. Ogni settimana la foto migliore viene pubblicata anche sul giornale”. Una foto può essere un mezzo per verificare e documentare, a volte più che con le parole, ciò che accade attorno a noi. La fotografia mobile in altre parole completerà e avvalorerà ancor più il ruolo del giornalista della carta stampata: non a caso anche il fotoreporter usa il telefonino, lo smartphone e… sempre meno la reflex!
Condivide questa filosofia anche la dott.ssa Ilaria Barbotti, presidente Instagramers Italia, che fortemente crede nelle potenzialità di Instagram, il primo social network nato nel 2010, ma esploso poi nel 2012, dove è possibile veicolare contenuti prettamente fotografici, per raccontare in tempo reale ciò che viviamo. In un mondo iperconnesso, siamo chiamati potenzialmente tutti a vivere da protagonisti, consapevoli del fatto che l’immagine viene elaborata dal nostro cervello cinquanta volte più velocemente rispetto ad un testo scritto. Acquistato da Facebook per un miliardo di dollari circa, oggi Instagram è divenuto popolarissimo tra giovani e meno giovani e sin da subito al di fuori della rete e dei rapporti virtuali, sono nate delle community di persone che si ritrovano dal vivo per fotografare insieme con vere e proprie “invasioni digitali”. La community di Instagramers è anche appassionata nel vivere localmente il territorio, organizzando eventi, iniziative, seminari, incontri sempre guidati dalla voglia di scoprire, promuovere, conoscere e..divertirsi!
Molto simili sono le linee che guidano lo spirito di un blogger, come hanno testimoniato con la loro esperienza due delle blogger, protagoniste del blog tour all’interno del festival “Tipicità”: Milena Marchioni di bimbieviaggi.it e Roberta Longo di infoturismiamoci.com.
Bimbieviaggi.it è un blog nato alla fine del 2011 dal desiderio di parlare di bambini che viaggiano e di condividere le emozioni di chi viaggia con loro. In fondo il blogger altro non è che un narratore che racconta in prima persona esperienze vere e poi magari crea un legame e un’interazione con chi lo legge, dialogando con gli utenti che lo seguono anche nei canali social del blog stesso.
Infoturismiamoci.com invece, è il blog creato, all’inizio un po’ per gioco, dalla giornalista Roberta Longo nel 2010 per creare contenuti e per raccontare con parole ed immagini la sua esperienza di travel blogger appassionata. Oltre a parlare della sua terra, la Puglia, Roberta ci racconta anche delle sue esperienze nel resto dell’Italia, in Europa e nel mondo, senza mai dimenticare l’aspetto che più ama e apprezza quando viaggia: il food!!

Dopo l’intenso weekend di “Tipicità”, noi giornalisti torniamo tutti a casa sicuramente con un bagaglio di conoscenze in più, con tanti spunti nuovi, utili e interessanti, con un arricchimento importante per la nostra carriera personale e professionale, ma sono convinta che ancora una volta, al di là di ciò che abbiamo appreso, il tesoro più grande che portiamo a casa sono le relazioni e i rapporti umani che grazie a “Tipicità” abbiamo instaurato e che senza dubbio coltiveremo!!

Benedetta Grendene

“Tipicità”: let’s start the experience!

Venerdì 28 febbraio, nella splendida cornice della Sala dei Ritratti al primo piano del Palazzo dei Priori a Fermo, non potevo mancare alla conferenza stampa di presentazione della 23° edizione di “Tipicità”, la kermesse che si svolgerà dal 7 al 9 marzo al Fermo Forum. Un vero e proprio festival che si articola quest’anno in una novantina di eventi, tra food and wine, show cooking, workshop, convegni, laboratori, cultura, arte e tradizione, nato dal desiderio di valorizzare le potenzialità del nostro territorio, in chiave turistica. “Tipicità” spazia oltre i confini regionali e non è solo una vetrina delle Marche, ma si contraddistingue per il suo essere un “brand ombrello”, che crede nella logica della rete e ogni anno ospita realtà diverse, sia italiane che straniere. All’edizione 2015 parteciperanno infatti le “Piccole Italie” (Piemonte, Friuli Venezia Giulia Veneto, Calabria e Sicilia) e il diamante della Malesia.
A fare gli onori di casa durante la conferenza stampa, è salito sul palco insieme al patron della manifestazione dott. Angelo Serri, anche un testimonial d’eccezione: Marco Ardemagni, autore e inviato della popolarissima trasmissione “Caterpillar” in onda sulle frequenze di Rai Radio 2.

Con “Tipicità” i confini del gusto che si focalizzano sulla qualità del “made in Marche” e sulle biodiversità attraverso lo storytelling del territorio, si aprono al mondo, coinvolgendo in questa edizione 2015 l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che tra gli eventi selezionati in ogni regione italiana in preparazione all’EXPO, ha scelto anche la kermesse marchigiana.
EXPO 2015 infatti non è solo un evento milanese: nel nostro territorio si traduce ufficialmente nella versione di “Tipicità-Destinazione EXPO”. Il leit motiv della manifestazione milanese, riassunto nello slogan “Nutrire il pianeta, Energia per la Vita”, ruota attorno al tema del cibo e coinvolge la nostra Regione come main partner, dal momento che anche le Marche sono chiamate in prima persona a curare la qualità dei prodotti che arrivano in tavola. “Solo con la qualità è possibile affrontare la globalizzazione”, come sottolinea l’Assessore Regionale all’Agricoltura Maura Malaspina. La storia di “Tipicità” negli anni ha sempre seguito la mission dell’educazione alla salute e al mangiar bene, definendosi fin da subito come un evento multi target aperto non solo agli operatori del settore, ma anche ai consumatori finali, sensibilizzandoli allo sviluppo sostenibile.

Il legame tra l’agricoltura e l’industria, tra la terra e l’impresa è sicuramente molto forte nel nostro territorio. Basti pensare che proprio nelle colline fermane nasce una varietà speciale di grano, detto “jervicella” dalla quale si ricava un tipo di paglia autoctona utilizzata fin dagli anni Cinquanta come materia prima non solo di generi alimentari come pasta, pane, dolci, ma anche per la produzione di scarpe e di cappelli. La “jervicella” ben simboleggia il nutrimento da un lato per la popolazione, dall’altro per le imprese coinvolgendo varie realtà autoctone fermane: il Distretto della Calzatura, il Distretto del Cappello, il Distretto dell’Agroindustria.
Non a caso il logotipo di quest’anno, presenta in una nuova veste grafica la manifestazione di “Tipicità”, simboleggiata da una spiga di grano, sorretta dalle dita di una mano, come un calice di vino che inneggia alla Vita e al benessere del Pianeta.

Dunque la 23° edizione di “Tipicità” si preannuncia un contenitore davvero ricco di eventi e novità che saranno all’altezza delle aspettative dei visitatori, chiamati a vivere un’esperienza unica da protagonisti, su tutti i livelli, anche da un punto di vista tecnologico. Tra pochi giorni infatti si potrà scaricare l’app gratuita di “Tipicità” e, attivando il bluetooth, in tempo reale si potrà essere aggiornati su tutti gli eventi in programma al Fermo Forum, dal 7 al 9 marzo.

Benedetta Grendene