Archivio di dicembre 2014

ISIS: quale pericolo per l’Occidente?

Si è conclusa giovedì 11 dicembre la terza edizione del “Festival sul giornalismo d’inchiesta”, kermesse culturale di rilievo, ideata e diretta artisticamente dal giornalista Gianni Rossetti.
L’ultimo appuntamento si è tenuto ad Osimo, presso il Chiostro del Santuario di San Giuseppe da Copertino e ha visto protagonisti della serata due illustri relatori, il Senatore Mario Mauro, ex Ministro della Difesa e Parlamentare Europeo e Gianandrea Gaiani, direttore della testata giornalistica “Analisi Difesa”, che da sempre ha seguito sul campo tutte le missioni militari italiane.

I due relatori, coordinati da Paolo Festuccia, giornalista de “La Stampa”, si sono confrontati su un tema molto delicato e complesso, di estrema attualità: la situazione nel mondo musulmano e la costituzione dell’ISIS, come pericolo per l’Occidente.

Dal 2001 il panorama mondiale è profondamente mutato, minacciato dal pericoloso fantasma del terrorismo, che si è ufficialmente conclamato con l’attentato dell’11 settembre, ma la cui anima già covava da tempo, con le cosiddette “primavere arabe”, ossia quelle proteste, ribellioni e rivoluzioni ancora oggi in corso in alcuni paesi del Medio Oriente: Siria, Iraq, Libia, Egitto, Tunisia. Al di là della data storica dell’11 settembre, forse pochi ricordano il drammatico episodio avvenuto a Poso, in Indonesia, allorquando tre studentesse cristiane furono decapitate mentre, vestite con le loro divise scolastiche, percorrevano i 9 km che separano le loro case dal liceo privato cristiano che frequentavano. Sono state attaccate da due ragazzi ventottenni, fautori di atti terroristici contro i cristiani: prima le hanno decapitate con un machete e poi hanno abbandonato una delle teste davanti ad una chiesa. Era il 29 ottobre 2005, cinque anni dopo gli attentati in America.

Le proteste e le guerre civili intestine legate al protagonismo da parte del popolo turco che vuole rinnovare la sua egemonia nello scacchiere medio-orientale, sono velate da uno spettro che rappresenta una minaccia anche per l’Europa: l’organizzazione terroristica dell’ISIS, attiva in Siria e in Iraq sotto l’egemonia estremista e indiscussa di un’autorità islamica, il Califfato, definito dall’attuale leader Abu Bakr al-Baghdadi come “un sogno che vive nelle profondità di ogni credente musulmano”. L’ISIS presenta delle differenze sostanziali con la rete di Al Qaeda di Osama Bin Laden, pur essendone la sua diretta evoluzione. La modalità operativa innanzitutto è diversa: Al Qaeda continua ad essere un movimento che vive “alla macchia”, nascondendosi prima e colpendo poi in maniera asimmetrica.

Lo Stato Islamico di Iraq e Siria (ISIS), pur seguendo la linea oltranzista di Al Qaeda e l’ideologia dei Fratelli Musulmani, la prima organizzazione islamista al mondo, segue un’interpretazione molto più radicale e anti-occidentale dell’Islam, promuovendo la violenza religiosa contro tutti coloro che non concordano con la sua interpretazione del Corano. L’ISIS infatti obbliga tutte le persone che si trovano nelle aree sotto il suo Califfato, a professare e attestare la propria fede islamica, applicando le persecuzioni e torture più atroci in particolar modo contro i musulmani sciiti e i cristiani.

Chi ha un credo vero di libertà, è sempre scomodo per il potere.

 L’ISIS governa un territorio ben preciso, con cellule operative attive, all’interno di un Califfato autonomo e indipendente con una struttura di comando unica, dotata di un esercito a tutti gli effetti, forte di combattenti esperti e ampie riserve di armi e munizioni, pur se minacciato da un forte logorio bellico. Oltre a mettere in atto modalità terroristiche di un’efferatezza e violenza psicologica maggiore rispetto ad Al Qaeda e ai seguaci di Saddam Hussein, lo Stato Islamico utilizza metodi di comunicazione moderni, veicolando però contenuti antichi ed anche elementari. Fa un uso efficace della propaganda attraverso cd, dvd, poster, pamphlet e predisponendo fortissime strategie mediatiche sul web, in particolare nei social network come Twitter, per distribuire i suoi messaggi con mirate campagne hashtag.

L’aspetto più squallido che fa rabbrividire è che l’ISIS recluta addirittura i giovani attraverso i social network, soprattutto Ask.fm, la piattaforma di messaggi anonimi creata in Lettonia nel 2010 e molto utilizzata dai teenager americani, al centro delle polemiche per gli episodi di cyber bullismo verificatisi anche qui in Italia. Quando tre adolescenti statunitensi hanno lasciato le loro case di Denver, in Colorado, per andare a combattere in Siria a fianco dei jihadisti è emerso dalle investigazioni dell’Fbi che il canale social su cui erano stati aperti i contatti era proprio Ask.fm.

I giovani, sempre loro le vittime: si fa leva sulla loro innocenza per reclutarli nelle periferie delle grandi città, “istruirli” e spedirli in zone caratterizzate da conflitti interetnici e religiosi, abbracciando così la “bandiera nera” dello Stato Islamico, del fondamentalismo e della jihad, la “guerra santa” islamica. E pensare che sarebbero più di 3000 i cittadini europei che si sono uniti agli jihadisti dell’ISIS: li chiamano “foreign fighters”, ossia “combattenti stranieri”!

Dietro alla politica dello Stato Islamico si nasconde di fatto una forte ideologia legata al fondamentalismo islamico: prendere il nome di Dio a pretesto per un concetto di potere. E l’ideologia, come ricorda il Senatore Mauro altro non è che una sintesi della realtà, che non tiene conto di tutti i fattori in gioco.

L’ISIS va combattuto con metodi tradizionali: basterebbero poche settimane per sconfiggerlo, come sottolinea Gianandrea Gaiani, ma manca un esercito o nessuno vuole metterlo in piedi.

Citando Manzoni, c’è una “storia dei potenti”, quella dei fondamentalisti islamici, ma c’è anche una “storia degli umili”, quella dei cristiani perseguitati, che nonostante tutto continuano a difendere la loro fede per difendere la propria libertà, difendendo la libertà di tutti. In fondo come afferma Papa Francesco, “la vita bisogna metterla in gioco per i grandi ideali”.

Benedetta Grendene