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I dieci comandamenti … in positivo

Nella mia esperienza ho avuto modo di vivere la religione in modi completamente differenti.
Da piccolissima ho subito il fascino e la paura dei comandamenti tramandato dalla mia famiglia, che
a sua volta aveva ereditato da genitori e nonni. Ho così seguito le regole considerando verità assoluta ogni cosa che mi veniva insegnata.
Nei dieci anni di collegio ho sperimentato la cattiva interpretazione dei dieci comandamenti. Mi sono state imposte le regole e non ho visto coerenza da parte di chi me le imponeva, tanto da rifiutare ogni cosa che riguardasse la religione per tanti anni.
Poi ho conosciuto Don Armando che mi ha insegnato a leggere i comandamenti, ad interpretarli e mi ha fatto scoprire il lato bello, positivo e meraviglioso di queste regole che non sono altro che i suggerimenti fondamentali per vivere bene ovunque e dovunque.
Ho avuto la fortuna di trovare questa traduzione in positivo che rende perfettamente il significato vero.
Ecco i dieci comandamenti letti al positivo:

I 10 COMANDAMENTI

1 Non avrai altro Dio al di fuori di me.
Io metto Dio al primo posto nella mia vita

2 Non nominare il nome di Dio invano
Io pronuncerò sempre il nome di Dio con amore e rispetto

3 Ricordati di santificare le feste
Io ogni domenica passo del tempo con Dio e faccio festa con Lui

4 Onora il padre e la madre
Io amo, ascolto e ubbidisco ai miei genitori e a quelli che hanno cura di me

5 non uccidere
io rispetterò sempre ogni creatura vivente

6 non commettere atti impuri
io rispetterò sempre il mio corpo e quello degli altri

7 non rubare
io non prenderò nulla di ciò che non è mio e sarò gentile con le cose degli altri

8 non dire falsa testimonianza
io voglio che gli altri possano sempre fidarsi di me

9 non desiderare la donna d’altri
io sarò leale con coloro che mi amano

10 non desiderare la roba d’altri
io aiuterò le persone ad avere ciò di cui hanno bisogno

Spero che questa ri-lettura, o meglio chiara lettura sia di aiuto a tanti, come lo è stata per me.
Maria Lampa

Leggendo … ho scoperto che:

Questi sono i pensieri che alcuni partecipanti alla quarta edizione di INCONTRIAMOCI TRA LE RIGHE
hanno scritto e attaccato al mappamondo, continuando la frase prestampata
LEGGENDO … HO SCOPERTO CHE:

La lettura mi offre un’ulteriore opportunità di “leggere” oltre che gli altri, il mondo e la vita, me stessa perciò è preziosa: porta un inevitabile miglioramento dell’uomo.
Magda Andreoli

Nei libri trovi tutto il mondo
anonimo

Leggendo ho scoperto che ho tanti amici
Luciana Gioacchini

L’uomo è un animale sociale e non vuole sentirsi solo nell’universo
Renato Biondini

I sogni sono parte fondamentale della mia realtà
Silvia Montis

Lo scrivere è: “la mano, il braccio della mente”
Bruno Giusti

In fondo, il mondo non è che una piccola sfera. Sono le nostre idee e i nostri cuori a renderlo grande, colorato, unico.
Asmae Dachan

Al contrario delle statistiche nella velocità di lettura io sono un lettore lento, anzi più ciò che leggo mi affascina e mi prende, più tendo a rallentare, mi soffermo, rileggo per approfondire e fare mio il senso delle parole e di ciò che lo scritto vuol trasmettere, è come se avessi paura di perdere un caro amico perché così è diventato il libro per me.
Arrigo Appiotti

Mentre voi la mattina prendete d’abitudine e svogliatamente una pasta e un cappuccino al bar (senza averne bisogno), dieci bambini al mondo muoiono, ll tempo di girare con il cucchiaino lo zucchero. Quanto siamo egoisti? Con due euro un bambino in Africa ci vive un mese! Via Cobello e Filomondo!
Gabriele Schiavoni

Si apre un mondo nuovo da condividere insieme.
Silvia

Ho trovato storie, esempi di vita, utili e stimolanti per il mio vivere quotidiano.
Maria Lampa

La mente si apre ed arriva addirittura a scrivere.
Simone Falorni

I sentimenti raccontati, li ritrovo dentro di me
Anonimo

Bisogna leggere per migliorare la nostra cultura e il nostro linguaggio e impreziosire il nostro cuore
Marco Morena

Tante verità da non dimenticare
Maria Lampa

Per scrivere bisogna “leggersi” dentro, e per “leggersi” bisogna scrivere
Rossana Giorgetti Pesaro

Il vantaggio è che mentre un film sta più o meno sempre dentro un genere, la vita può abbracciarli tutti:
la vita può essere mitologica, sentimentale, adrenalinica, erotica, comica, melodrammatica e tutto il resto
Francesca e Jovanotti

Le parole possono soddisfare i bisogni dell’anima, placare ansie e inquietudini e nello stesso tempo accendere nuovi bisogni e desideri, rinnovando il gusto di assaporare la vita
Francesca Omaggi

I miei pensieri, non solo miei. Le sofferenze sono parte della vita di molti.
Leggere è una spinta alla Vita.
Onorina Lorenzetti

In fondo leggendo cerco la magia della condivisione, per questo amo tanto la
Autobiografia, ed il racconto dell’umanità con la sua sofferenza e le sue gioie e l’avventura della vita.
Per questo ho amato particolarmente gli autori sudamericani come Amado, Allende, Marques che hanno quella capacità di raccontare proprio quella umanità colorata e sanno farlo con uno sguardo amorevole e di accettazione che abbraccia tutte le contraddizioni dell’essere umano nella fatica del suo cammino.
E poi tanti saggi per aiutarmi a comprendere il senso dell’essere qui e la ricerca di una direzione per andare oltre. E primo fra tutti non posso non citare il mio amato maestro Osho, che con amore infinito ha condiviso, in una marea di trascrizioni dei suoi discorsi, la sua saggezza di illuminato che vuole accompagnare in consapevolezza coloro che hanno orecchie per cogliere la verità del suo messaggio.
Dunque grazie ai libri ed a chi li ha scritti e trascritti e che hanno arricchito la mia vita.
Arrigo Appiotti

C’è una verità di colori, di sensazioni, di emozioni, di diversità raccontate dentro i libri.
I libri ci aprono al mondo, aprono il mondo intero in modo che possiamo essere noi stessi interamente.
Angela Giovagnoli

L’uomo è alla ricerca della Verità.
Renato Biondini

“Pensiero”: i più la conoscono come una canzone d’amore ma non è così. E’ un urlo di dolore di un detenuto in carcere che può far volare solo il suo pensiero oltre le sbarre, e dire alla sua donna amata che è innocente.
Gabriele Schiavoni

Non ne potevo più fare a meno, come la prima volta che ho respirato alla nascita
Moreno Giannattasio

Posso sognare e volare verso luoghi che mi lasciano senza fiato… dove scopro quali sono i miei veri viaggi…
Eleonora Calistri

Il cuore si, può dire…
Marina Baldoni

Quanto la cultura non è applicata alla pratica, è sterile perché fine a se stessa
anonimo

“Soy esa torpe intensidad que es un alma”
Sono un groviglio di idee, emozioni, parole, sapori, sguardi.
Troverò il giusto modo per esprimere tutto ciò agli altri… prima o poi ci riuscirò!
Francesca Antonietti

Quando muore un vecchio è come se prendesse fuoco una biblioteca. Le persone anziane sono una enciclopedia di sapere e saggezza.
Impariamo ad ascoltare!
Gabriele Schiavoni

Mi ritrovo con me stessa in uno spazio che mi accoglie e raccoglie vibrando con il respiro del libro, pagina dopo pagina, mentre l’anima fluttua serena tra le evocazioni create dall’autore, accarezza i personaggi che sono lì, vivi, accanto a me: li posso vedere, vivere la loro storia.
Lo spazio occupato dal libro, da me è semplicemente magico e inviolabile.
Clara Schiavoni

Tutto parte dal cuore. il primo passo Amore, Condivisione.
Il nostro cuore come ponte tra noi e il tutto.
Diana Maria Rosati

Dentro di noi c’è tutto un mondo meraviglioso che aspetta solo di essere messo in parole
Emanuela Meldolesi

Ho conosciuto mondi diversi. Ho condiviso i miei sogni con i sogni degli altri. Ho apprezzato meglio il Valore della vita.
Rossana Giorgetti Pesaro

Le persone leggono i libri, i libri ci fanno leggere le persone.
Adriana Adorni

L’unica creatura perfetta che Dio ha creato è il cane, lui a sua immagine e somiglianza.
Chi non ama i cani e gli animali e la natura in generale, non ama il mondo ma se stesso.
Diventate vegetariani poi vegani e non abbuffatevi come “cani” affamati al buffet!
Gabriele Schiavoni *

Ogni libro è una vita che si affianca al mio mondo… mi lascia tra le lacrime un sorriso. Ogni volta una promessa mantenuta
Marina Baldoni

Gli autori spesso esprimono emozioni che sono anche mie, ma che non riesco ad esprimere.
Graziella Mereu

Leggendo i libri giusti la mente si apre e lo spirito si nutre, inevitabilmente, ciò conduce alla gentilezza dell’animo.
Paola Frontini

Leggendo ho scoperto che i protagonisti nei libri amano, vivono, lottano come me e mi sono sentita meno sola
Maria Lampa

Non leggendo ho perso in sapienza e conoscenza. Devo imparare a spegnere la televisione (quella stupida) e aprire i bei libri delle persone che conoscono veramente il mondo
Graziella

La vita, il mondo è meraviglioso e basta saperlo guardare con attenzione
Maria Lampa

Auguri per un Sereno Natale ed un brillante 2013

BUON NATALE 2012
FELICE ANNO 2013

A
U
G
U
R
Questo l’augurio che faccio a tutti i lettori, frutto di una mia riflessione personale.
Ama!
Ama! Ama!
Ama e abbi cura di te,
della tua casa-corpo, perché gli organi in essa contenuti
possano funzionare ottimamente e i pensieri, sogni, emozioni, progetti, idee,
sentimenti possano sempre trovare armoniosità, luminosità e aria pura e cristallina
e si sentano protetti, avvolti con amorevolezza, rispetto e considerazione per la loro preziosità.

Prenditi cura della tua casa-abitativa che ospita la tua vita, l’espressione
affettiva con i tuoi familiari, i parenti, dove trovano spazio piacevole gli
gli amici con cui potrai condividere cene, serate in allegria e momenti di
lavoro, confronto e progettualità pratica. Rispetta la casa-condominiale
che fa da cornice alla tua abitazione, crea buoni rapporti di convivenza
con tutti nell’accettazione delle differenti idee e abitudini. Anche la
casa-quartiere ti appartiene e merita la tua attenzione, collaborazione,
senso civico nel mantenerla bella, più pulita, accogliente e ben ordinata.
Renditi conto che sei parte fondamentale e importante della tua casa-città
che sarebbe diversa senza la tua presenza, il tuo nucleo familiare e i tuoi
amici di quartiere, la tua attività, le idee, l’ impegno sociale e la presenza.
Ama la tua casa-regione e sii orgoglioso di farne parte e difendila, amala
senza titubanza per la sua varietà e ricchezza, come parte della più grande
casa-nazione che ti inorgoglisce, ti rende patriottico, solidale, unico e
riconoscibile all’estero. Tu sei una microscopica porzione della grande,
casa-mondo che altro non è, se non una piccolissima parte dell’immensa
e inesplorata casa-universo! Ti auguro di tutto cuore di produrre dentro di
te quotidianamente una scintilla di positività tanto intensa da poter essere
riversata nella tua casa per propagarsi poi nel condominio, quartiere, città,
regione, nazione, fino a rendersi visibile e scintillante nell’universo intero!

Auguri perché questa tua scintilla di vita e di amore, sia brillante e luminosa ogni giorno, possa essere di esempio e riesca a contagiare più persone possibili per tutti i 365 giorni del 2013!!!

Mariolina

Intervista a GIULIA TORBIDONI a cura di Maria Lampa

Breve biografia:
Giornalista professionista.
Nata a Senigallia, dove attualmente vive, 29 anni fa. Ha una formazione classica: lettere classiche a Bologna e diploma di pianoforte al conservatorio Rossini di Pesaro. Si avvicina al giornalismo gradualmente, per poi arrivare a iscriversi all’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino nel biennio 2008-2010.

Pubblicazioni:
“Libertà sarà se…” edizioni Versante (2011) Raccolta di poesie
Dal punto di vista giornalistico, collabora con Centro Nord-Sole24Ore, il Manifesto e Redattore Sociale.

domande.
Giornalista professionista lavora al carcere di Montacuto di Ancona. Da dove nasce questa idea e perché questa scelta?
L’idea nasce a fine 2010 dal desiderio, mio e di un’altra collega e amica, di intercettare, attraverso il giornalismo, le categorie di persone a rischio emarginazione sociale. Cioè di usare il giornalismo, la parola e la pubblicazione, per lavorare ed entrare in contatto con persone che sulla propria pelle vivono situazioni di disagio e isolamento.
Abbiamo scelto il carcere, piuttosto che l’immigrazione o le povertà, perché già da circa un anno e mezzo io mi interessavo e studiavo il sistema penitenziario italiano e le sue difficoltà. Un interesse personale, questo, nato anche casualmente da una serie di coincidenze positive.

Lei cura il periodico che ha fondato, “Fuori riga” che raccoglie articoli scritti dai detenuti. Quanto è importante e terapeutico scrivere articoli che possono uscire dalle sbarre e arrivare alle persone che stanno fuori?
Direi che è molto importante. In primo luogo perché i detenuti hanno modo di esprimersi, di riflettere su quanto scrivono e quindi di mettere ordine nei loro pensieri e di sentirsi ancora parte della società. In secondo luogo perché le loro riflessioni e i loro racconti escono e raggiungono persone che mai penserebbero al carcere o che abitualmente usano determinati schemi semplicistici per descrivere le persone che commettono reati.
Dunque, il giornalismo dei detenuti ha un valore sociale importante, perché può fare prevenzione e aiutarci a capire un mondo che, per sua natura, è ristretto e chiuso alla società esterna.

Coltivare la propria passione, come la musica, la pittura, la scrittura, il canto, vuol dire tirare fuori la parte artistica, il meglio di sé. E’ con questo principio che vengono scritti gli articoli?
Sì, anche con questo principio. L’idea di fondo è raccontare a chi sta fuori cosa significhi stare dentro. Ma ogni volta cerchiamo anche dei temi da sviluppare nel dettaglio, da studiare e poi trattare. Tutto ciò però lo si fa con impegno e rispetto delle regole. E questo significa usare il meglio di sé.
Siamo convinte che se si mettono le persone nelle migliori condizioni, queste danno il meglio di sé. Per esempio, proprio due o tre incontri fa abbiamo analizzato la parola ‘rieducazione’ dell’articolo 27 della Costituzione. Secondo i detenuti della redazione di Fuori Riga, la rieducazione è: “Crescere; rinascere; affrontarsi; lavoro; educare di nuovo; cultura; reinserimento; sviluppare le doti personali; fiducia; responsabilità; insegnare”. Interessante, no?

Il titolo “Fuori riga” dà la sensazione di libertà, della riga-parola che può uscire fuori, che non ha limitazioni e barriere perché è comunicazione. In realtà quali problemi incontra il periodico, se ne incontra?
Esatto. Fuori Riga perché le persone sono andate fuori riga e stanno pagando per questo. Ma la ‘riga’ è anche quella delle parole e soprattutto il ‘fuori’ è il sogno e l’augurio.
I problemi in realtà sono organizzativi, perché lavorare con persone che vedi una volta a settimana implica tempi più rallentati. Difficoltà possono esserci nel reperire informazioni da parte loro, quindi spesso tocca a noi portare loro materiale come articoli di giornale, ricerche e documenti vari.
I problemi più grossi, manco a dirlo, sono di ordine economico per cui devi fare i conti con i costi di stampa e diffusione e soprattutto con l’inevitabile problema che tu volontaria devi comunque lavorare per mantenerti e quindi ti tocca dividerti tra tanti impegni.
Devo dire, però, che tutta l’esperienza è talmente forte e ripagante che non vediamo le difficoltà.

Importante è scrivere ed esprimere i propri pensieri e riflessioni, ma quanto è importante leggere ciò che è stato raccontato e testimoniato?
Il periodico serve più a chi lo scrive, o a chi lo legge?
Secondo me serve a tutti. Perché se ci conosciamo le barriere iniziano a cadere.
Si inizia a vedere che chi commette reati non è un mostro che viene dalla luna, ma può essere ciascuno di noi che, in determinate condizioni e situazioni, non riesce e non ha la forza di continuare sulla strada della legalità. Spesso i più giovani mi dicono, “I detenuti sono lì dentro per un reato. Potevano pensarci prima di commetterlo!”.
Io rispondo che è vero, ci si dovrebbe sempre pensare prima all’azione da compiere… Anche noi il sabato sera, quando magari guidiamo la macchina con qualche bicchiere di troppo sullo stomaco, potremmo pensarci e valutarne le probabili conseguenze…

Ci sono scambi con l’esterno e quali risultati sono stati ottenuti fino ad oggi?
Gli scambi più interessanti si sono verificati tramite le lettere alla redazione che noi caldeggiamo sempre e tanto, oppure attraverso la pagina facebook Fuori Riga.
Poi, dobbiamo dire che attraverso il periodico “Fuori Riga” a Senigallia molte persone si sono sensibilizzate e si sta creando un’associazione di volontari per il carcere, sempre con il nome di Fuori Riga, che porterà avanti progetti per le persone private della libertà personale.
Il mio sogno è potere realizzare qualcosa anche per il post carcerazione, per il momento in cui, queste persone usciranno dal carcere e torneranno alla vita di tutti noi.

Come si può interagire con questa realtà carceraria e magari collaborare in qualche modo? A chi ci si deve rivolgere?
Ci si può mettere in contatto con noi attraverso la pagina facebook Fuori Riga.
Inoltre è possibile recuperare i numeri del giornale sia sul sito del Garante dei diritti dei detenuti delle Marche che sul sito di Antigone Marche, oltre che su facebook. Sarebbe importante, e invito tutti a farlo, scrivere lettere con commenti e domande alla redazione, all’indirizzo
“Fuori Riga” c/o Fondazione Gabbiano, piazza Garibaldi 3, 60019 Senigallia (AN).

Cosa significa per lei lavorare in questo contesto e quali gli incontri, le notizie, le confidenze che maggiormente l’hanno toccata e che le permettono di continuare il lavoro con passione, dedizione e responsabilità?
Di sicuro il ritorno del rapporto umano è il più forte stimolo a continuare il lavoro.
C’è la gratitudine che ti dimostrano le persone con la parola ‘grazie’ che è sempre meno usata fuori; l’umanità che si vede e che inevitabilmente ti coinvolge. Il condividere la felicità per chi esce e ha finito di scontare la sua pena; la preoccupazione per chi non ha possibilità economiche per potere vivere dignitosamente in carcere; le speranze per il futuro.
Mi piace il clima tra pari che si è instaurato tra noi ed è importante il fatto che a volte partecipi agli incontri anche l’agente di custodia, che ascolta e poi esprime la sua idea.
Mi coinvolge il loro interesse, la loro voglia di partecipare e il bisogno di confrontarsi e di progettare un futuro migliore.

Si potrebbe dire che lei contribuisce a dare libertà a questi detenuti, facendo uscire fuori la loro voce?
Magari! Sì facciamo uscire la loro voce, ma la libertà vera è un bene così prezioso e alto, di cui noi non sempre ce ne rendiamo conto, che la si ottiene non solo quando si è ‘fuori’, ma quando soprattutto si fa i conti con se stessi. Quindi la vera libertà è difficile, per tutti credo, da raggiungere. A sentire loro, comunque, fare corsi, come Fuori Riga e altri, è fondamentale per potere sperimentare le proprie capacità positive, per relazionarsi con persone esterne e soprattutto per rendere la loro carcerazione un po’ più utile. E per questo sono contenta di Fuori Riga.

SALOTTO CULTURALE

Il “Saoltto culturale” è una serie di incontri che permette alle persone di confrontasi su temi di attualità,

in un clima amichevole dove ognuno contribuisce con la personale “cultura di vita”.

gli appuntamenti si svolgeranno di sera, alle ore 21.00  nella sala conferenze del

CENTRO GENSANA WELLNESS CLUB   ad Ancona (via Sacripanti, 28)

nell seguenti date

01 ottobre           15 ottobre

05 novembre     19 novembre

03 dicembre      10 dicembre

E’ APERTO A TUTTI!

Intervista a GIUSEPPE DONGHI a cura di Maria Lampa

 

Breve biografia

Nato a Inverigo (CO) il 22-1-1950.

Dipinge da sempre e a 17 anni organizza la prima mostra personale.

Incontra il maestro Federico Von Rieger  e diventa suo allievo.

Realizza moltissime mostre in Italia e all’estero, partecipa a numerosi concorsi ottenendo primi premi, riconoscimenti e prestigiose recensioni.

Fonda insieme ad altri pittori il gruppo “Arte Brianza”.

Insegna in una scuola di pittura e collabora con diverse scuole organizzando progetti inerenti l’Arte pittorica.

E’ Presidente di ABC (Associazione Brenna Cultura) che promuove manifestazioni culturali.

 

Domande:

 Lei dipinge di tutto: la natura, le persone, gli oggetti, gli scorci di città e viuzze, gli animali… C’è un soggetto in particolare che prende maggiormente la sua mano e la sua anima?

No, non ho nessun soggetto che mi attragga più di un altro in modo particolare.

La mia è una ricerca interiore che non ha un filo logico, segue le emozioni del momento: un raggio di sole fra le rocce, su di un muro o fra le viuzze, sui volti delle persone, fra le foglie degli alberi, le ombre, i cieli, gli spazi immensi, raccontare momenti di vita in tanti particolari (intimi, rubati con la mia macchina fotografica) quasi per entrare silenziosamente nella scena tanto da poterla narrare, renderla pubblica…sublime, carica di umana bellezza… ma anche questo non ha regole, ubbidisco alla mia sensibilità, a ciò che mi colpisce e che mi induce a raccontarlo attraverso l’Arte pittorica.

 

 Dipingere la natura, significa interiorizzarla, trasformarla emotivamente e riproporla su tela…  L’emozione che ne esce è identica a quella che ha provato osservando quello stesso particolare della natura o è diversa?

Dipingere la natura significa decantare la sua bellezza o la sua drammaticità.

Nel mio caso non è sempre così, la natura diventa lo sfondo, oppure la complice di un racconto, re-inventato il mare, il cielo e nel centro di esso un nudo seduto su di una nuvola o nel nulla, a simboleggiare la bellezza in generale.

Mare, cielo e figura umana che si culla in tanta magnificenza traendone gioia e trasmettendoci un messaggio sentimentale profondo come se fosse poesia, un capitolo di un libro, una canzone.

E’ il mio modo di raccontare e di raccontarmi.

 

 La realtà si miscela con la fantasia ed una semplice margherita può diventare l’inizio, il pretesto  di un fantasticare infinito….. Come avviene questo passaggio? È possibile descriverlo, raccontarlo?

Certo che è possibile raccontarlo e descriverlo. Faccio un esempio:

Passo di fronte ad un muro in città, tutto tappezzato di manifesti pubblicitari e osservo quella miriade di colori, di immagini…  Mi siedo su una panchina, chiudo gli occhi, annuso gli odori dello smog, sento il frastuono del traffico, il ciacolare delle persone che mi scorrono vicino, lo stridio dei freni del tram, poi riapro gli occhi e vedo quei palazzi altissimi, che come mostri si arrancano verso il cielo (tu dove abiti? Lassù al 32° piano…ma dov’è? Lassù, non lo vedi? Si forse…. Ma si sta bene? … eeh si vive!!)…

Vedo tutti che corrono … e poi te lo dico…. Ora non ho tempo!!!

Ecco tutto questo ed altro ancora, sono la scena necessaria ed il “passaggio” obbligatorio per descrivere e tentare di ritrasmettere allo spettatore che si porrà di fronte al mio prossimo “racconto pittorico”.

 

Lei è anche un abile e bravissimo fotografo che coglie i particolari, i dettagli di una realtà concreta e le sue foto dimostrano una adorazione, una contemplazione della natura stessa.

Quale la differente emozione di fronte ad una foto che riproduce l’esatta realtà oggettiva e un quadro che la trasforma, la modifica?

Nessuna differenza emozionale. Siamo di fronte a due modi diversi di fare Arte, ma entrambi propongono un racconto attraverso le immagini.

E’ scorretto pensare  che la fotografia sia sempre l’esatta riproduzione della realtà oggettiva. Nella fotografia disponiamo di un mezzo meccanico ed elettronico, le cui funzioni ci permettono di intervenire in diversi modi nella realizzazione dell’immagine.

E’ vero, alla fine ci occorre solo un diaframma, uno o più obiettivi e dei tempi diversi di esposizione…. Ma se si conoscono le tecniche, con questi mezzi si può trasformare la realtà a nostro piacere, e ritrarla il più fedele possibile fino ad arrivare ad immagini astratte….. esattamente come avviene in pittura.

Se dietro la macchina fotografica o seduto al cavalletto davanti una tela…vi è un Artista tutto è possibile.

La foto o il dipinto sono l’anima, la penna che un Artista usa per descrivere la propria interiorità, le sue passioni, l’abilità di saper cogliere e trasmettere emozioni.

 

Dipingere un quadro è fare un viaggio attraverso le emozioni che si concretizzano con il colore…

Lei sceglie sempre i suoi viaggi a priori o lascia che il colore, i pennelli e la tela permettono l’uscita all’esterno del viaggio interiore?

Quasi sempre ogni mio dipingo ha una trama, che può nascere in modo casuale, da un’idea improvvisa o da una scena inaspettata, che ti colpisce al punto tale da doverla fissare sulla tela o prendere quello spunto per farne una metafora per trasportarci in altri luoghi, ricordi, sensazioni, profumi, amori, interiorità.

Sovente scelgo la scena, la trama come se fosse un racconto teatrale, che sviluppandosi, ci rileva intrighi, sensazioni, emozioni personali, così come fa lo scrittore con la sua penna.

 

Oltre all’immagine, cosa rimane della sua vita sulla tela?

Tutto! L’immagine è il racconto della mia vita, le mie passioni, l’amore, le debolezze, le ansie, le paure e le gioie. Tutto ciò nasce dentro di me, bolle come la lava dentro un vulcano fino a che si manifesta all’esterno attraverso le capacità artistiche.

Ogni Artista serio, consapevolmente o inconsapevolmente racconta la propria vita.

 

I commenti, le domande, le espressioni e lo scambio di impressioni con i tanti visitatori cosa la portano a pensare?  Che non esiste una realtà, ma tante realtà quanti sono gli occhi delle persone che osservano?

Certo. L’artista racconta le proprie impressioni attraverso le immagini.

Ma ogni visitatore viene colpito in modo diverso dalle immagini, dalle tinte, le collega alle sue emozioni, a momenti della propria vita ed ecco allora che il dipinto vive attraverso mille storie simili, ma anche opposte e tutto questo è meraviglioso.

Una immagine che entra dentro di noi e vive attraverso migliaia di occhi e situazioni diverse… ritengo che questa sia l’apoteosi di un’opera d’arte.

 

Nell’insegnare a dipingere ai ragazzi, quali suggerimenti dà, che ritiene fondamentali per dimostrare la propria arte?

Semplicemente di essere se stessi, di non copiare ciò che vedono in televisione, ma di raccontare i propri sogni ed i propri desideri, dipingere la giornata appena trascorsa, imparare ad osservare, capire ciò che abbiamo di fronte, il contesto in cui viviamo, la vita che ci circonda…

Poi si passa al lato tecnico dell’Arte pittorica di cui non se ne può fare a meno, serve per potersi esprimere in piena libertà e con sicurezza e questo vale per i più piccoli ma anche per i  grandi.

 

Il suo più grande sogno nel cassetto?

Questa domanda è ricorrente e la mia risposta sempre la stessa.

Non ho sogni nel cassetto. Il mio più grande sogno è quello che sto vivendo.

E non è una frase fatta oppure un modo teatrale per rispondere: è la pura verità.

Il mio sogno è oggi!

…beh forse uno c’è…   Speriamo duri!

 

Come completerebbe questa frase:  da domani vorrei che nel mondo ci fosse…

Più armonia, umiltà e semplicità.

Intervista a STEFANO COBELLO a cura di Maria Lampa

 

Breve biografia:

Laureato in lingue: russo e inglese.

Vive a Verona dove insegna cucina e tecnica ristorativa.

Cantastorie e poeta da quando aveva 19 anni.

Volontario a vita, si occupa di orfani in Siberia.

 

Domande:

 Fare il cantastorie, significa raccontare alla gente comune  storie che si sono ascoltate dal popolo, che vengono da tradizioni, che sono tramandate nel tempo.

E’ un modo questo per prolungar la storia e fare in modo di non perdere pezzi importanti?

Essere un cantastorie significa prima di tutto avere qualcosa da dire e dirlo utilizzando il linguaggio che tutti possono capire.

Io racconto del mondo e di quello che vive in esso concentrandomi sulle cose positive e sui sentimenti del’uomo.

 Il cantastorie ha un accesso facilitato nel cuore delle persone semplici, perché  coinvolte da storie popolare.

Per lei è un mezzo più veloce di comunicazione  per arrivare alle emozioni?

Si, come Platone recita nella “Repubblica” anch’io penso che  la musica da sola è incompleta, il canto è un mezzo, ma le parole sono il fine ultimo ed alto della canzone.

Fondamentalmente io canto poesie. Potremmo coniare oggi un nuovo neologismo: il cantapoesie.

 Quando la chitarra è diventata il suo prolungamento, la sua appendice che le ha permesso di comunicare con tutti?

A 19 anni, quando mia sorella dopo aver frequentato un breve corso di chitarra si rese conto che non faceva per lei e me la regalò.

Da allora la chitarra “era una spada e chi non ci credeva era un pirata”.

Non ci siamo mai più separati e da allora la chitarra fa parte della mia vita.

 Cantare una pagina di un libro, dare musicalità ad un racconto,  aiuta le persone ad avvicinarsi alla lettura?

Non lo so, so soltanto che le parole nascono spontanee in me e come dice il mio amico Marco Santini,  il suono e il canto diventano un tutt’uno con il pubblico.

Anche questo è un modo di leggere utilizzando la fantasia e le emozioni.

 La sua esperienza di interprete e responsabile organizzativo di progetti culturali europei  l’ha portata a girare il mondo e ad incontrare la realtà degli orfani in Siberia?

Cosa è cambiato in lei, dopo questo incontro e cosa sta facendo  per questa realtà?

Preciso che non sono stati i progetti europei a portarmi in Siberia, bensì l’incontro con una sciamana siberiana capitata a Verona ad un simposio, ed io ero l’unica persona disponibile che conoscesse il russo e che non si facesse pagare per accompagnarla e tradurre ciò che diceva. La sciamana è Nadia Stepanova che mi ha poi invitato ad andare in Siberia e quando sono arrivato là ho constatato che noi avevamo molto e loro nulla.

Così ho iniziato a darmi da fare per i più deboli e i più indifesi sono proprio  i bambini senza padre, né madre….

Era il 1999…

 La musica è un linguaggio che non ha bisogno di traduzione e non produce incomprensioni ma solo emozioni in ogni essere vivente di qualsiasi razza, colore, cultura e lingua e riesce ad unire i cuori più differenti.

Quando suona percepisce questa universalità?  

Quando suono sento la musica nel petto, nelle tempie, nel cuore e vibro.

Scompaiono colore, altezza, confini, dimensioni…e  solo il mio pulsare al ritmo del suono rimane ad orientarmi in quel mondo parallelo.

 Il  progetto a cui sta attualmente lavorando?

Abbiamo delle vite da salvare, e credo questo basti e avanzi.

www.filomondoancona.org

 Il suo sogno nel cassetto?

Poter lavorare solo con i bambini abbandonati in Siberia.

 

Intervista a FRANCESCO SCARABICCHI a cura di Maria Lampa

 

Francesco Scarabicchi è nato nel 1951 ad Ancona dove attualmente vive.

Ama scrivere versi.

Si occupa da sempre di arti figurative.

Ha ideato e dirige dal 2002 il periodico di scritture, immagini e voci

 “Il nostro lunedì” 

Le sue pubblicazioni:

La porta murata                         edizioni Residenza

Il viale d’inverno                      edizioni L’obliquo

Il prato bianco                           edizioni Ibidem

Il cancello 1980-1999                edizioni Pequod

Frammento dei dodici               edizioni L’obliquo

L’esperienza della neve             edizioni Donzelli

L’ora felice                                edizioni Donzelli

Gli istanti feriti                          edizioni Università Studi Ancona

Taccuino Spagnolo                   edizioni L’obliquo

L’attimo terrestre                       edizioni Affinità Elettive    

Domande:

C’è chi scrive romanzi, chi pubblica saggi, chi l’autobiografia in chiave psicologica, da dove nasce la sua scelta di raccontare le stesse cose in chiave poetica?

Dal tentativo di fermare alcuni frammenti del vivere prima che si eclissino nel nulla, prima che scompaiano per sempre dal mondo e dalla memoria.

 La poesia, per Lei, è il modo più breve e veloce per entrare nella mente delle persone, passando dal cuore e percorrendo la strada delle emotività?

La poesia è l’arte della domanda sul senso dell’esistere. E’ una verticale discesa verso quello che Umberto Saba chiamava “la verità che giace al fondo”.

 Come nascono le sue poesie? Da un pensiero interiore, dalla voglia di comunicare un messaggio, dallo straripare di una emozione che vuol vedere la luce?

Potrei dire da tutte e tre le domande, ma credo che sia la necessità di tradurre un suono informe dandogli stile e voce perché dica quello che c’è da dire e nient’altro.

 Nelle sue poesie ermetiche ed intense, lei descrive la natura, le persone, scene, fotografa angoli di città, e tutto viene filtrato dal suo dolore e dalla sua continua ricerca di pace, di silenzio….

Trova questa dimensione serena dopo aver scritto una poesia?

Ancora con Umberto Saba, la condizione in cui vivo è quella di una “serena disperazione”. La poesia non è consolazione, conforto, medicina, analgesico: la poesia è un modo di essere  nella vita e nel mondo.

 Quando ha iniziato a scrivere poesie? Chi per primo ha riconosciuto il suo talento e lo ha stimolato a continuare ad esprimersi attraverso questa particolare forma artistica?

Seriamente, ho iniziato trent’anni fa.

Molti mi invogliavano a continuare, molti mi incoraggiavano, ma il primo ed unico maestro è stato Franco Scataglini che mi ha guidato verso le mie possibilità, verso me stesso, nella forza della lingua, unica residenza e cittadinanza.

 Le tante pubblicazioni, i molti riconoscimenti, gli svariati premi ricevuti, l’incontro con i lettori durante le presentazioni,  hanno cambiato qualcosa della sua vita e in che modo?

Cambiato non direi, affinato e raffinato la mia disposizione verso il lavoro e verso l’udienza degli altri sì.

Scrivere è un atto di libertà e di responsabilità ad altissima tensione. Il bene e il male di una parola sono all’ordine dell’istante. La parola è un’arte che va maneggiata con cura perché tocca la verità dell’altro, la incontra e la attraversa.

 come mai la poesia è un genere letterario che poche case editrici sono propense a pubblicare, quando in realtà i poeti sono di numero superiore agli scrittori di prosa?

Primo perché i poeti non leggono e non comprano poesia. Se gli scriventi versi acquistassero tutti i libri degli altri, ognuno di noi venderebbe migliaia di copie.

Poi c’è un problema di confidenza e intimità con la poesia che manca; la scuola non fa il suo lavoro, le istituzioni non lo fanno, la comunicazione e l’informazione non lo fanno.

Gli editori che stampano poesia si fermano a quello: non basta.

C’è un lavoro capillare di educazione al senso e al suono delle parole che dovrebbe iniziare prestissimo e che favorirebbe la conoscenza dell’arte dei versi, la renderebbe patrimonio del proprio percorso umano e  poi culturale. Così non è, così non mi sembra che sia.

Quali sono le cause principali che mettono in difficoltà l’editoria oggi?

Una scadente idea della cultura come se  fosse predominio o patrimonio di alcuni; la desolante realtà dei media che si sono genuflessi alle ragioni dell’economia e quindi hanno fatto soprattutto della televisione uno strumento di induzione ai consumi e non di conoscenza e di esperienza, oltre che di spettacolo e di intrattenimento.

Basta seguire un programma a caso e ci si accorge di quanto siano rari quelli che offrono la possibilità di non sentirsi usati o vittime della stupidità e della inutilità.

Si legge da sempre molto poco; oggi peggiorano i livelli. Non leggere significa non crearsi una propria lingua d’espressione e di comunicazione. Una bella storia raccontata male è una brutta storia.

Dal calzolaio all’astronauta, la cultura dovrebbe essere un atto di indipendenza e di libertà.

Così non mi sembra che sia. Il livello dell’istruzione in Italia è basso, umiliato, umiliante, a danno di coloro (insegnanti e studenti) che ancora ci credono e resistono a questo progressivo declino.

 Lei pubblica la rivista “Il nostro lunedì” al cui interno ospita diversi autori di spessore.   Nella cultura di oggi, c’è spazio per tutti?

Spererei di sì, direi di sì, ma non ne sono molto convinto.

Mi baso sulla mia personale esperienza (che è quella che conosco meglio) per dire che la via è lunga e senza  speranza di nulla.

 Ci vogliono fedeltà, tenacia, resistenza, una fede incrollabile nel proprio lavoro e nelle proprie possibilità; poi lavorare secondo necessità, come se si fosse soli al mondo. Lavorare perché non se ne può fare a meno.

Essere attenti alle stazioni che si attraversano dove passano i treni che portano altrove. Poi le occasioni: bisogna riconoscerle, intuirle, prenderle al volo. Non stancarsi  di crederci.

Stare in ascolto della propria vocazione.

 Il suo sogno nel cassetto……

Non ho né illusioni né sogni.

Forse qualche attesa, ma ogni attesa  non può essere rivelata perché chiede  il suo tempo per fiorire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Intervista a LUIGI GIACCO a cura di Maria Lampa

 

 

Luigi Giacco. Psicopedagogista

Fondatore della Associazione “La Lega del filo d’oro” e Direttore della struttura di Osimo fino al 2004.

Ha insegnato “Tecniche di analisi: modificazione del comportamento” nelle scuole secondarie.

Componente del comitato scientifico della Rivista “Handicap grave”

Consulente del Ministero della Salute dal 2006 al 2008.

Eletto nella Camera dei Deputati dal 2004 al 2009.

Componente della commissione Affari Sociali e Commissione speciale per l’infanzia.

Le sue pubblicazioni:

Valutazione e trattamento dei pluriminorati psciosensoriali.  Edizioni Nostra Casa

Un bicchiere mezzo pieno.  Edizioni Pequod

L’infanzia privata e il ruolo tutelare dell’adulto.  Edizioni Goliardiche

 

 

 

Domande:

Lei ha contribuito alla fondazione della “Lega del filo d’oro” nata ad Osimo dedicata ai pluriminorati fisici e psichici e che oggi conta molteplici sedi in Italia.

Quali i principi fondamentali su cui poggia l’immenso lavoro che viene svolto con successo al suo interno?

“La Lega del filo d’oro” ha creduto che persone con gravi disabilità potessero essere rieducate e riabilitate e non solo assistite in modo “custodialistico”. L’organizzazione ha previsto fin dall’inizio di partire dai bisogni e dalle esigenze dei singoli ospiti e non dalle risorse economiche messe a disposizione dagli enti pubblici, per cui si è cercato con raccolta fondi privati di integrare il bilancio economico.

 

La diversa abilità a volte è vista come un peso sociale, un problema, un qualcosa da evitare….

Cosa pensa delle persone connotate con l’appellativo di “diversamente abile”?

Ogni persona è diversa dall’altra per aspetto fisico, per carattere, per capacità.

Spesso si pensa che persone menomate non abbiano abilità, mentre in questi anni si è dimostrato che possiedono diverse abilità nel lavoro, nello sport, nell’arte e nella capacità di comprendere e relazionarsi agli altri in modo positivo.

 

Lei ha svolto un ruolo di parlamentare e durante quel tempo di mandato è riuscito a suggerire e concretizzare diverse leggi per ridurre le difficoltà pratiche di persone con handicap fisici e con disagi sociali, senza tanta pubblicità e clamore mediatico.

Come e quanto è stato sostenuto in questo lavoro e come si è sentito nel vedere l’applicazione poi delle leggi da lei firmate?

Fin dall’inizio della mia attività di parlamentare nella commissione Affari Sociali e nella Commissione Infanzia di cui ero componente mi sono interessato dei problemi delle persone con disabilità  e delle questioni riguardanti l’infanzia e adolescenza.

Sono stato promotore come primo firmatario o relatore di diverse leggi . Le più significative sono :Legge 284/97 a favore dei ciechi pluriminorati, la legge 162/98 a favore delle persone con disabilità grave (vita indipendente e Dopo di noi),la legge 6/2004 sull’istituzione dell’Amministratore di sostegno, e legge 285/97 sui Diritti dell’Infanzia e adolescenza.

Certamente nell’affrontare tali questioni ho trovato collaborazione dei colleghi parlamentari delle diverse parti politiche.

 

Lei si è impegnato politicamente nel suo paese,  nella provincia e nel nazionale.

In quale contesto è riuscito a dare il meglio di sé e perché?

Il mio impegno iniziale è stato nella mia città attraverso il lavoro prima come volontario e poi come dirigente alla “Lega del Filo d’oro” che mi ha dato gratificazioni umane e professionali.

Certamente aver fatto approvare delle leggi che riguardano tutti i cittadini italiani è una soddisfazione notevole.

Un paese è forte e moderno in base alla cultura che trasmette, promuove e stimola.

 

Secondo lei cosa manca alla cultura di oggi per poter essere più incisiva nel miglioramento della collettività?

Un pedagogista americano diceva che la civiltà di un popolo non si misura sul numero di auto, frigoriferi, televisioni ma come risolve i problemi dei cittadini più deboli della società.

 Oggi siamo in una società competitiva dove conta solo il denaro. Si è egoisti e individualisti, manca il senso di appartenenza alla stessa comunità ed il senso della solidarietà.

 

La famiglia, la scuola, la società sono gli ambiti in cui si muove, agisce, si evolve

l’essere umano. Quali sono i valori necessari perché ovunque ci sia la crescita?

Il senso che ogni persona ha dei diritti ai quali corrispondono dei doveri.

 Il senso del rispetto degli altri anche se sono più deboli, l’onestà, il rispetto delle regole e l’impegno quotidiano a migliorare se stessi e la società.

 

Se si potesse costruire un mondo ideale, il suo mondo quali caratteristiche avrebbe?

Uno sviluppo armonico e sostenibile, il rispetto per se stessi e per gli altri, una diffusione dell’educazione e della cultura che sono alla base di un mondo migliore.

 

 

 

Quanto è importante per lei credere nella filosofia dei piccoli passi?

Ricordo sempre una frase di Papa Giovanni XXlll che diceva:”Con il pretesto del meglio e dell’ottimo non dimentichiamoci di fare il bene possibile.”

Per me questa è la guida nella vita di tutti i giorni e penso che evidenzi molto bene la filosofia dei piccoli passi.

 

In questo momento della sua vita, verso cosa sta orientando le sue energie?

Da pensionato cerco di rendermi disponibile per i miei nipoti e dono il mio tempo ai  familiari.  Sono tornato come volontario alla Lega del filo d’oro e mi impegno  anche se in modo diverso, nella vita politica e della comunità.

Mi piace leggere e approfondire tematiche filosofiche, religiose e sociali.

 

 

“INCONTRIAMOCI TRA LE RIGHE”

“Incontriamoci tra le righe” è un evento culturale nazionale che permette l’incontro di autori, lettori, case editrici, istituzioni, giornalisti, operatori culturali per una intera giornata di festa. Al centro la “parola scritta” come strumento di conoscenza, condivisione e come trampolino di lancio per andare oltre….. per migliorarsi, per  migliorare il mondo…

Si svolgerà a Castelfidardo (Ancona) presso il KLASS HOTEL  domenica 21 ottobre 2012.